La manifestazione
Restaurata l’Annunciazione
Montescudaio, torna in abbazia la tela di scuola veneta: inaugurazione stamani
MONTESCUDAIO. Sarà inaugurata oggi subito dopo la messa delle 11,30 l'Annunciazione di Montescudaio, la tela di scuola veneta che torna in Abbazia dopo un profondo restauro lungo quasi un anno. Ne era uscita lo scorso febbraio, anzi ne erano uscite perché le tele erano due, l'Angelo Annunciante e la Vergine Annunciata, due pezzi donati alla fine degli anni Sessanta all'Abate Don Dei da Valentino e Vito Bondani, padri gesuiti originari del posto. "In Unum Restituta" sarà l'Annunciazione, ricomposta in un'unica scena proprio come era alle origini: un intervento che grazie ad uno studio approfondito ha permesso di riportare alle dimensioni originali un'opera che nel corso degli anni era stata smembrata. «Il restauro è durato 10 mesi ed è consistito nella pulitura, ricongiuntura, stuccatura e ritocco pittorico con tecnica "a rigatino" - racconta Amedeo Mercurio, soprintendente per le province di Pisa e Livorno - le due opere sono a cavallo tra il '500 ed il '600, da sempre ascritte alla scuola veneta che all'epoca, con Tiziano e Tintoretto, si contrapponeva per scelte stilistiche a quella toscana». Il restauro ha svelato un'informazione decisiva sul nome dell'autore dal momento che alla base della colonna che divide la scena si legge l'acronimo "AVF" (Andrea Vicentino Fece) che si ritiene possa nascondere il nome del pittore Andrea Michieli, detto Vicentino, nato nel 1542 e morto a Venezia nel 1618. Allievo del Maganza, il Vicentino lavorò al Palazzo ducale di Venezia e realizzò una serie di dipinti sia a carattere religioso che storico oggi sparsi nelle pinacoteche di tutto il mondo e sul mercato antiquario. Quel mercato a cui potrebbero aver attinto i Bondani nel momento in cui decisero il dono all'abbazia».
«Un ringraziamento particolare va a Lorenzo Onesti che si è fatto promotore e finanziatore del lavoro di restauro», dice il parroco di Montescudaio, don Lorenzo Magini. L'inaugurazione comprenderà anche un altro dipinto, la Madonna della cintola con San Francesco, Sant'Antonio abate e cherubini, altra tela del 1600 appartenente alla scuola toscana».
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