Sicurezza
Hatmone e Franco raccontano la guerra e la nuova libertà
Il racconto della maestra fuggita dal Kosovo con la famiglia, e il suo desiderio di comunicare con le generazioni
più giovani
CECINA. Una notte di giugno 1998 una bomba squarciò la casa. Le bambine dormivano nella stanza e si salvarono per miracolo. Tahir e Hatmone scapparono nel bosco per evitare gli attacchi serbi. Fu l'inizio di un inferno: la fuga dalla guerra, l'abbandono di tutto, compresa la patria, il Kosovo. La traversata in gommone fino a Brindisi e poi il viaggio in treno per raggiungere il padre in Svizzera, la corsa interrotta a Como. Hatmone Hadergjonaj, maestra kosovara di 50 anni, ha una storia incredibile. Dopo 17 anni ha deciso di raccontarla in un libro, scritto a quattro mani con Franco Santini perché non se ne perda la memoria. “La camicia bianca” (Edizioni Erasmo) viene presentato sabto 20 dicembre (in due turni: ore 8,30 e 10,30) agli alunni e ai genitori delle medie “Galilei” nella succursale di Palazzi, complice l'insegnante Patrizia Orlandini e la vicepreside Antonella Agnorelli.
L'occasione infatti è nata a scuola, dove a novembre 2013 “Moni” ha raccontato la sua storia catturando l'attenzione dei ragazzi e raccogliendo l'invito di Franco a scrivere. «Adesso sono passati anni e sto meglio, mi sono liberata di questo macigno – spiega Moni – ho deciso di raccontare perché i ragazzi devono sapere». È difficile capire che chi arriva a volte lascia un paese dove viveva molto meglio, ma è costretto ad andarsene. «Chi viene lo fa per cambiare la propria vita e almeno all'inizio si trova peggio – continua Moni – io quando sono arrivata in Italia parlavo inglese e nessuno mi capiva. In Kosovo i soldi non ci sono mai mancati, qui non avevo il telefono per parlare con mio padre, non potevo neanche comprare un gelato alle bimbe. Non siamo venuti per rubare casa e lavoro ma per migliorare la vita. Io non vedevo l'ora di tornare in Kosovo. Poi mio marito ha trovato lavoro e tanta solidarietà, siamo rimasti. La casa in Kosovo l'abbiamo ricostruita, per ora ci andiamo d'estate».
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