Il Tirreno

«Dalla fabbrica un supporto al cambiamento»

di Maria Meini
«Dalla fabbrica un supporto al cambiamento»

L’intervista. Stefano Santini, il sindacalista che ha voluto estendere i diritti alle coppie gay: dobbiamo osare

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ROSIGNANO. «Il sindacato deve osare: dobbiamo difendere i diritti dei lavoratori e delle persone, dal diritto al lavoro e alla sicurezza, ai diritti civili. Come dice Sant’Agostino: ama e fa’ ciò che vuoi». In prima fila contro il Jobs Act di Matteo Renzi, Stefano Santini ha portato a casa un risultato che non è eccessivo definire storico: in una delle aziende più importanti di Rosignano, la Ineos (ex Solvay, con 183 dipendenti) è passato infatti un capitolo sulle pari opportunità che ha pochi precedenti in Italia, e nessuno in Toscana. Il diritto alla licenza matrimoniale anche per le coppie gay e lesbiche che vanno a sposarsi all’estero, laddove le unioni tra persone dello stesso sesso sono consentite. L’estensione del diritto al congedo (retribuito) a tutte le coppie, etero e omosessuali, è sancita nel nuovo accordo integrativo firmato dalle Rsu e dalla multinazionale anglosassone per lo stabilimento di Rosignano.

É soddisfatto del risultato?

«Sono orgoglioso che a Rosignano, all’Ineos, abbiamo aperto la strada al riconoscimento di un diritto importante, che sancisce piena cittadinanza alle coppie gay. Nell’integrativo abbiamo inserito anche una giornata di permesso retribuito per l’inserimento dei figli all’asilo e alle scuole elementari».

Ha trovato resistenze nell’ambiente di lavoro e sindacale?

«Assolutamente no, anzi devo dire che in azienda, sia tra i lavoratori che nella dirigenza locale, c’è stato un atteggiamento molto aperto».

Perché ha deciso di portare avanti questa istanza?

«Un anno e mezzo fa lessi di un ragazzo adolescente che si era ucciso perché veniva deriso a scuola ed aveva difficoltà in famiglia perché era gay. Quella storia mi colpì molto e mi scaturì una riflessione: la nostra società si evolve, e noi adulti dobbiamo fare qualcosa di concreto per aiutare i giovani, i nostri figli, a costruire una società più sensibile, più aperta. Penso a fenomeni come il bullismo: noi adulti abbiamo il dovere di dare indirizzi pratici. Dobbiamo osare. Anche il sindacato deve avere coraggio e interpretare il cambiamento».

Ha figli?

«Ho un figlio di 23 anni che si è laureato a Trieste in mediazione linguistica e, dopo aver lavorato e studiato a Parigi con l’Erasmus, sta facendo la specializzazione a Venezia. Parla francese, russo e portoghese».

L’intesa siglata all’Ineos è molto innovativa. La fabbrica ha risposto bene?

«La proposta è stata discussa con le Rsu ed è stata accolta subito bene, non ho trovato né resistenza né osservazioni, ma grande supporto. Devo dire che abbiamo anche una dirigenza aziendale illuminata da questo punto di vista. Il direttore di Ineos Mario Panattoni è molto avanti, e questo certamente favorisce il dialogo. Ma ho trovato comprensione e sensibilità anche tra i lavoratori. Io sono convinto che il sindacato deve contribuire a cambiare la mentalità. Come ho scritto su Facebook citando Sant'Agostino: ama e fa’ ciò che vuoi. E i commenti sono stati tutti positivi, di apprezzamento».

Lavorando e conoscendo bene l’ambiente della fabbrica, non ha mai trovato situazioni di esclusione nei confronti dei gay?

«In alcune realtà in passato mi è capitato, ma adesso l’ambiente è molto aperto».

Pensa che dieci anni fa sarebbe passato il suo indirizzo?

«No, penso di no, per questo dico che chi ha responsabilità di rappresentanza deve avere il coraggio di osare, stare dalla parte dei più deboli. Con l’ultimo integrativo abbiamo ottenuto un risultato importante anche per le ditte appaltatrici, che sono l’anello più debole, specialmente ora con questa facilità di licenziamento. Nella piattaforma infatti le ditte fanno parte del coordinamento Rls sulla sicurezza, riconosciuto dall'azienda».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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