Il Tirreno

Ma chi pensa ai costi sociali?

Scrivono Baldi e Gentili: quanto pesa questo provvedimento

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VADA. Si moltiplicano gli attestati di cittadini (molti artisti e direttori di compagnie teatrali) per una riapertura celere dell’Ordigno. Da Livorno scrive Alessandro Baldi a capo della compagnia La Bottega del Verrocchio che recentemente si è esibita a Vada con “Il ritratto di Dorian Gray”.

«Volevo dire - scrive Baldi - che quando esiste la volontà, la capacità e la buona fede, le difficoltà si risolvono per tempo ed in questo l'Ordigno e la sua gestione, docet! Il prezzo che viceversa si é disposti a pagare è implicito e scientemente calcolato: l'abbrutimento. sociale, umano, culturale. Nessuno chiede in questo caso, un contributo alla produzione del proprio prodotto artistico o per la propria attività. Tuttavia anche questo non sarebbe uno scandalo, dato che con disinvoltura tali contributi sono stati concessi per anni a favore di altri soggetti, sempre gli stessi».

Baldi continua: «Si chiede di poter utilizzare uno spazio pubblico, con i criteri di trasparenza e fruibilità che fino ad oggi lo hanno contraddistinto. Uno spazio dei cittadini, dove dei cittadini fanno arte e cultura, per altri cittadini, garantendo un'ineluttabile utilità sociale. All'Ordigno non si finanziano interessi privati, ma la più alta utilità pubblica. E va fatto ieri. La conformità normativa degli adeguamenti necessari dei locali per consentirne l'uso è un problema superabile con estrema semplicità e disinvoltura. I costi degli adeguamenti, sono certo che incideranno molto meno sul bilancio, dei costi sociali monetizzabili che con un'azione simile ci si prepara ad affrontare. Se quindi il problema non è di bilancio complessivo, le responsabilità e le volontà vanno cercate da qualche altra parte».

Sulla questione interviene anche Massimo Gentili: «Se è vero che ognuno è il risultato delle emozioni che ha vissuto, allora sicuramente la cultura e l'arte rappresentano uno strumento importante per migliorare la nostra vita e quella della nostra società. Parlare del teatro l'Ordigno è sicuramente parlare di un luogo dove si fa cultura, dove le persone ancora si ritrovano per vivere per emozionarsi, uno spazio aperto alla fantasia, una pagina bianca di un diario tutto da scrivere. In una società che sempre di più si chiude su se stessa, l'Ordigno rappresenta ancora un posto dove si possono costruire i progetti. Quel piccolo teatro ha saputo diventare grande grazie al lavoro di volontari e al volere dell'amministrazione comunale di Rosignano. Uno spazio che è un vanto per tutti e sono convinto che anche per l'amministrazione sia importante riaprirlo. Posso dire che a mio parere è una struttura versatile, ben progettata e dimensionata per il territorio, un esempio virtuoso che va preservato. Oltre agli spettacoli, ho girato dei videoclip e preparato dei concerti, un po' mi ha portato fortuna. Grazie al suo teatro, Vada è diventata per le compagnie della provincia e oltre, un punto di riferimento, un luogo che apre tutte le settimane, un cartellone fittissimo e variegato di proposte; ciò ha prodotto di conseguenza la nascita di un pubblico di "affezionati" che è cosa rarissima, sono pochi i teatri che hanno saputo in questi tempi "fidelizzare" il pubblico». E ancora: «Il rischio di una chiusura prolungata cela un rischio enorme, che questo pubblico si disperda, teatri che sono rimasti chiusi per molto tempo hanno difficoltà nella riapertura a richiamare il pubblico perché le persone hanno perso l'abitudine di recarsi in quel teatro, magari solo per vedere cosa viene proposto. Mi è capitato spesso di vedere qualcuno avvicinarsi alle bacheche del teatro per vedere il programma, questo a prescindere da tutto è una vittoria immensa, perché la tendenza generale va in senso opposto, si sceglie sempre più spesso la più comoda ed economica televisione. Sarò con il teatro L'Ordigno per tutto quello che ha saputo fare e costruire».

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