Il Tirreno

lo spettacolo

I ragazzi di Haccompagnami ci raccontano una fiaba

Silvia Trovato
Un momento dello spettacolo di Haccompagnami
◗
Un momento dello spettacolo di Haccompagnami

Castiglioncello, suggestivo spettacolo al castello Pasquini realizzato con la compagnia Mayor Von Frinzius . Sul palco 40 attori, disabili e non  

2 MINUTI DI LETTURA





CASTIGLIONCELLO. Haccompagnami Onlus in collaborazione con la compagnia Mayor Von Frinzius ha portato in scena il mondo della fiaba, presso la tensostruttura del Castello Pasquini, con lo spettacolo “Il mondo incantato”. Va in scena la paura, la fantasia, si intrecciano storie di principesse e di rospi, in uno spettacolo che è il frutto di un laboratorio teatrale inserito nell'ambito del Settembre Pedagogico finanziato dal comune di Rosignano Marittimo.

[[atex:gelocal:il-tirreno:cecina:cronaca:1.10514974:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10514974:1652140236/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

«Ho messo molto alla prova questo gruppo e ho fatto lavorare molto i nostri attori sullo stress teatrale proprio per far emergere le energie e le emozioni più recondite che la fiaba porta con sé» racconta Lamberto Giannini, regista dello spettacolo insieme a Cecilia Daniselli. Sul palco salgono 40 attori, di ogni genere e età, disabili e non, ognuno racconta il proprio mondo incantato: “io mi sento una principessa quando so di essere amata”, “io voglio vivere alla grande perché voglio essere grande!”.

[[atex:gelocal:il-tirreno:cecina:cronaca:1.10514973:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10514973:1652140236/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

La dimensione del sogno, dell'emozione, in scena; gli attori spesso rompono la “quarta parete” che separa il palcoscenico dagli spettatori e si avvicinano loro, vestiti di bianco, mascherati come spettri sinuosi che sussurrano racconti. C'è il racconto del proprio mondo incantato, personale, unico, multiforme e momenti di livornesità che irrompe “Bona Ugo!”, urla il coro degli attori. La musica e la danza sono fondamentali in questo racconto, uniscono gli attori e fanno da base per i momenti coreutici che fanno esplodere il ritmo: nella sala si sentono i Radiohead, Edoardo Bennato, Bobo Rondelli, i Guano Apes.

[[atex:gelocal:il-tirreno:cecina:cronaca:1.10514971:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.10514971:1652140236/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]

La fiaba stimola una sfida interiore che si muove su macrotemi essenziali: la bellezza, l'amore, la paura, la morte, la vita. Gli attori e le attrici sono vestiti con pigiami e camicie da notte bianchi, emergono da un mondo incantato che vogliono raccontare e lo fanno con le proprie voci, con le proprie grida, e con le parole di grandi autori come Baudelaire “Non riesco a concepire un tipo di bellezza che non abbia in sé il dolore” e Pier Paolo Pasolini “Lo scandalo del contraddirmi, dell'essere con te e contro te; con te nel cuore, in luce, contro le buie viscere; del mio paterno stato traditore – nel pensiero, in un'ombra di azione- mi so ad esso attaccato nel calore, degli istinti, dell'estetica passione”. La paura è un cuscino stritolato tra le mani che materializza tutta la rabbia, una paura che come insegnano le fiabe, si può sconfiggere; sul finale gli attori immergono le mani in piatti pieni di colore e toccandosi dipingono tutti i loro pigiami bianchi, diventano un vortice morbido di energia creativa e fantasia. 

 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa