Sicurezza
Camping abusivo, il titolare: «È tutto alla luce del sole»
Bibbona, la struttura è più del doppio di quella autorizzata dall'amministrazione comunale. La società pronta a presentare un piano di riqualificazione
BIBBONA.«In estate nelle mie strutture lavorano un centinaio di persone». Dà subito la misura l’imprenditore Umberto Buzzichelli. E non ci sta a passare per un abusivo, nonostante i controlli della polizia municipale ele verifiche dei tecnici del Comune di Bibbona abbino portato alla luce un campeggio fantasma. Cresciuto all’ombra del camping village Free Time. Sotto la stessa insegna la struttura autorizzata per 111 piazzole ai clienti ne offriva altre 188. «Vogliamo collaborare con il Comune di per portare le cose in chiaro – dice –. In trent’anni di attività non abbiamo mai incontrato ostacoli di questa natura. Ed abbiamo sempre operato al meglio».
[[atex:gelocal:il-tirreno:cecina:cronaca:1.10491156:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/cecina/cronaca/2014/12/13/news/scoperto-un-intero-camping-abusivo-1.10491156]]
All’imprenditore fanno capo anche i campeggi Il Capannino e Free Beach. Eppure, ci sono quelle 188 piazzole abusive realizzate nei campi confinanti al camping e di proprietà dello stesso Buzzichelli. «Per quei terreni, che sono a destinazione turistica, in passato ho avanzato la richiesta al Comune di poter ampliare il campeggio, ma non è stata accolta perché il carico urbanistico in quell’area è esaurito». Ma le piazzole hanno preso comunque forma. Lo hanno verificato nel sopralluogo del 31 ottobre scorso gli uomini della polizia municipale. E nell’ordinanza di demolizione e ripristino dei luoghi del 9 dicembre si segnalano anche strade inghiaiate, tubi per i cavi dell’elettricità e dell’acqua, il sistema di rete fognaria. E le piazzole attrezzate su cui hanno trovato posto anche alcune case mobili, senza permesso a costruire.
«Quelle piazzole sono su un terreno autorizzato alla sosta dei camper, in mano ho i documenti rilasciati dal Comune di Bibbona – replica senza sottrarsi alle domande Buzzichelli –. E lo stesso vale per il casotto dei servizi igienici, che ho realizzato su richiesta degli uffici comunali». Ci sono poi le 98 tra case mobili e lodge tent allestiti dai privati e nove bungalow tutti da rimuovere perché in area soggetta a vincolo paesaggistico. «La questione dell’autorizzazione paesaggistica è venuta fuori nel 2010, prima non serviva e nel mio caso si tratta di strutture che sono lì da prima – sostiene –. Insomma, capisco che per quelle nuove si debba richiedere l’autorizzazione, ma non per quelle che sono lì da tempo. Al Free Time, come a Il Capannino non ci sono verande rigide. E al Free Beach da una quindicina di anni non entrano cucinotti, telai o verande rigide».
C’è chi le ha contate e chi ne sminuisce la portata. Al punto che non è chiaro quale uso sia stato fatto di quella che l’imprenditore definisce un’area camper autorizzata ma che per il Comune è in tutt’altri terreni rispetto a quelli del camping. Le conseguenze? Al vaglio degli uffici comunali che intanto hanno ordinato la demolizione e messa in ripristino dei luoghi, ma anche della Procura a cui sono stati trasmessi gli atti. «Presenteremo un piano di riqualificazione del camping che servirà a migliorare il servizio, per esempio con angolo cottura e bagno privato in ogni piazzola così come ho già realizzato in parte delle piazzole attrezzate – spiega Buzzichelli –. E altri interventi potranno interessare le zone soggette ad allagamento».
E poi un dato di contesto, per far comprendere la prospettiva dell’imprenditore. «Non è pensabile far fronte ai costi del camping con le 111 piazzole. Solo per la nettezza urbana, per dare un dato, ho una spesa annua di circa 120mila euro e devo dedicare anche un dipendente con un mezzo autorizzato al trasporto dal camping al sito di conferimento». E ancora: «La richiesta di mercato è per bungalow e case mobili».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
