La manifestazione
Scoperto un intero camping abusivo
La struttura a Marina di Bibbona è più del doppio di quella autorizzata. Ordinata la demolizione, gli atti in Procura
BIBBONA. Un campeggio fantasma. Cresciuto all’ombra del Camping village Free Time. Sotto la stessa insegna la struttura autorizzata per 111 piazzole ai clienti ne offriva altre 188. E i due numeri danno la dimensione del maxi abuso edilizio, che ha preso forma a Marina di Bibbona. Difficile capire in quanto tempo l’offerta aggiuntiva di spazi è cresciuta, fino a superare la dotazione autorizzata dal Comune di Bibbona. Del resto, stando all’ordinanza del 9 dicembre con cui si ordina la demolizione e il ripristino dei luoghi entro novanta giorni, la tentazione a far saltare i confini autorizzati deve essere stata forte. Il campeggio, di proprietà della società bolognese Unicredit Leasing Spa, è in gestione alla Campeggio Free Beach Srl di cui è amministratore Umberto Buzzichelli, società che guarda caso è proprietaria dei terreni confinanti, su cui ha preso forma il camping fantasma.
Proliferato all’insaputa di tutti. Prima le opere di urbanizzazione non autorizzate: strade inghiaiate, tubi per i cavi dell’elettricità e l’acqua. Il sistema di rete fognaria. E poi le piazzole attrezzate su cui hanno trovato posto anche alcune case mobili, ovviamente senza permesso a costruire. Il tutto è emerso in scia all’operazione dei controlli puntuali avviati da polizia municipale e forestale dello Stato dopo gli esposti del luglio 2011 dell’Associazione Nazionale Coordinamento Camperisti alla Procura di Livorno. Anni di rilettura delle norme e approfondimenti fino alle dodici ordinanze del 9 dicembre per altrettante strutture, tra campeggi e parchi vacanze. Con cui si ordina un maxi intervento di sgombero: più di 1.600 case mobili prive di autorizzazione. E strutture, come verande e cucinotti, fuori regola per tipologia costruttiva e dimensione.
La nota relativa alla “presunta violazione urbanistico-edilizia” della polizia municipale è del 31 ottobre scorso. Ed è da quella fotografia che viene messo in luce il campeggio fantasma. I vigili urbani descrivono un’area molto più grande rispetto a quella autorizzata, in cui sono state realizzate opere di urbanizzazione Ma anche un’area camper che non dovrebbe esserci, a ridosso della parte non autorizzata del campeggio. Percorrono nuove strade inghiaiate, inesistenti sulle carte. E oltre alle piazzole fantasma scovano anche una serie di immobili realizzati senza permesso a costruire. Tettoie, magazzini, un gruppo di servizi igienici, una casetta il legno. Anche alcuni container in ferro.
Sul caso la proprietà non è rintracciabile. Lo confermano anche dagli uffici comunali che l’ordinanza non è ancora stata notificata. E lo stesso sindaco di Bibbona Massimo Fedeli preferisce non esporsi: «Devo approfondire la documentazione con gli uffici – dice –. Ma si profilano risvolti ad ampio raggio». La società Free Beach Srl oltre alla proprietà e gestione dell’omonimo campeggio a Marina di Bibbona gestisce anche il camping Il Capannino e il Free Time. Undici pagine di ordinanza in cui si dispone a carico della Free Beach Srl la demolizione, rimozione e rimessa in ripristino dell’area su cui sono state realizzate le 188 piazzole abusive e le opere di urbanizzazione. Stessa cosa per l’area sosta camper. Mentre nei confini del campeggio autorizzato, sia il gestore che la proprietà hanno l’obbligo di rimuovere i nove bungalow che ricadono in area soggetta a vincolo paesaggistico, al pari delle 98 tra case mobili e lodge tent allestiti dai privati. E nove bungalow che eccedono la quota del 40% di piazzole che per legge possono essere attrezzate dal gestore. L’ordinanza è la numero 89 e sarà letta anche nelle stanze della Procura della Repubblica. I profili di responsabilità per chi ha realizzato e condotto il camping fantasma, infatti, non si limitano ai soli aspetti urbanistici.
manolomorandini
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