Il Tirreno

l’intervista

L’autrice Kiki Franceschi «Quante emozioni a Vada»

di Gian Ugo Berti
L’autrice Kiki Franceschi «Quante emozioni a Vada»

VADA. «Ho rappresentato "Isola", la mia opera teatrale, all'Ordigno poco prima che ne venisse decretata la chiusura, voglio essere la prima a debuttare con quella che ho appena scritto, "Barcellona,...

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VADA. «Ho rappresentato "Isola", la mia opera teatrale, all'Ordigno poco prima che ne venisse decretata la chiusura, voglio essere la prima a debuttare con quella che ho appena scritto, "Barcellona, addio", sulla guerra di Spagna, alla sua riapertura. Perché sono convinta che presto tutto ritornerà come prima». A parlare in questo tono determinato, quasi aggressivo, tipico della sua indole di scrittrice, è Kiki Franceschi, un'autrice che a Vada è di casa. Non può sopportare l'idea che il teatro rimanga chiuso e «farò quanto è nelle mie possibilità per sensibilizzare l'opinione pubblica».

Quante volte hai presentato tuoi lavori teatrali all'Ordigno?

Due volte, nel 2004, invitata dalla Provincia di Livorno con un atto unico: "Ad essere Franca". Il dramma sul rapporto affettuoso e conflittuale tra Franca Pieroni Bortolotti, storica, studiosa delle lotte sociali delle leghe femminili di primo Novecento e il poeta Aldo Braibanti, eroe della Resistenza fiorentina, torturato a Villa Triste dalla banda Carità e processato per "plagio" nel 1967. Il processo fu scandaloso perché si voleva mettere da una parte un personaggio politicamente scomodo, era uscito dal Pci nel '56 dopo i fatti d'Ungheria, era un eretico politico, era un omosessuale dichiarato e battagliero pronto a rivendicare i propri diritti. Il lavoro metteva in evidenza la codardia della sinistra che accettò, senza difenderlo, un verdetto infamante. Franca fu l'unica a difenderlo e continuò fino al 1985 - anno della sua morte - il rapporto affettivo e intellettuale con lui (Braibanti è morto l'anno scorso). Il lavoro fu recitato dalla compagnia La Terza Prattica con Massimo Tarducci e Sandra Garuglieri, notissimi in Toscana, l'uno per essere anche attore Tv (recitò nel serial La squadra, l'altra per essere attiva nel teatro sperimentale La Limonaia di Sesto). Nel 2014 presentai con grande successo di pubblico Isola, un dramma su un contadino del Gabbro, Tommaso, che venne rinchiuso nel carcere di Volterra dove morì poco tempo dopo. Fu rappresentato sempre dagli stessi attori della compagnia La terza prattica e autoprodotto. Le musiche originali, scritte dal maestro Giovanni Pasquini, furono suonate dal vivo in scena da Edoardo Benucci.

Come sei entrata in contatto con la struttura del teatro?

Fu la Commissione Pari opportunità della provincia di Livorno a chiedermi l'opera Ad Essere Franca e a proporla all’ Ordigno nel 2004. Isola, invece fu proposto da Franco Santini, direttore del teatro attuale.

Quale è stato il tuo rapporto col pubblico?

Ho trovato una grande partecipazione di pubblico, interessato e commosso dai temi trattati, curioso, attivo. Alla fine delle rappresentazioni un fiume di domande, dibattito acceso, entusiasmo.

Avevi mai sentito parlare delle sue difficoltà di gestione?

Mai. La prima volta fu prodotto dalla Provincia, la seconda il ricavato ottenuto dalla vendita dei biglietti contribuì al pagamento delle spese di gestione e degli attori. Mi risulta che così è sempre stato.

Descrivi le emozioni dei tuoi debutti.

Il teatro è un luogo magico, lo scrittore di teatro non è mai solo, le sue parole sono rese vive dalla voce e dal movimento, il suo rapporto con lo spazio scenico è quello che ha un pittore con la tela vuota che deve colmare di segni e colori.

Stai lavorando ad un'altra opera teatrale?

Sì, un lavoro sulla guerra civile spagnola del 1936 "Barcellona addio". Questa orribile guerra civile combattuta tra il 1936 e il 1937, fu in effetti una contro rivoluzione i cui aspetti possono essere riletti in chiave attuale: le ipocrisie degli Stati che osservano e fanno finta di partecipare, gli intrighi a monte, le divisioni fratricide entro gli stessi schieramenti. Pensiamo oggi alla resistenza disperata della città siriana di Kobane. Fare teatro è un modo di partecipare alla vita vissuta, per sentirmi dentro il presente e affrontarlo per esserne parte, per essere dentro la storia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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