Il Tirreno

In Vespa il viaggio di una vita difficile

di Paolo Federighi
In Vespa il viaggio di una vita difficile

Oggi l’addio dello storico presidente del club sanvincenzino Adolfo Benvenuti, dopo 19 anni

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SAN VINCENZO. «Perché proprio a me tutto questo? Poi, ti fermi a riflettere un attimo, ti accorgi che anche tra mille difficoltà ci sei e puoi raccontare e manifestare tutte le emozioni di una vita vissuta duramente». Un piede gonfia. È il 1958. Un batterio, forse una puntura di zanzara. Inizia qui la storia del sanvincenzino Adolfo Benvenuti, 67 anni. È la storia della battaglia contro un grande nemico: l’elefantiasi. Battaglia in cui Adolfo, pur non vincendo, ha trionfato. Benvenuti è stato tra i fondatori del Circolo Fotoamatori, della Polisportiva Arci Uisp (di cui è stato presidente dal 1979 al 1989), presidente per 19 anni del Vespa Club, insignito (con Uldiano Acquafresca) della Stella d’oro, massimo riconoscimento internazionale del mondo sportivo.

Inizia a lavorare a 11 anni, all’esordio della sua malattia, nel forno della famiglia Baldi a San Vincenzo. Dal 1960 al ‘75 è falegname, e dal ‘75 al ‘95 lavora al Comune di San Vincenzo come responsabile di magazzino e dal ‘90 al centralino e nella stamperia. «A 19 anni - dice - ho subìto la cosiddetta operazione di Charles: a Genova mi hanno salvato la vita. Ma da lì è iniziato il calvario». La passione per la vespa lo tiene vivo. Con Rodolfo Menghetti, portalettere di Campiglia, frequenta il Vespa Club sanvincenzino presso l’officina di Pietro Caporioni. Poi il gruppo si trasferisce all’officina di Uldiano Acquafresca, grande vespista e suo fedele amico scomparso recentemente. «Uldiano - dice Benvenuti - non è stato solo un maestro vespista, ma un maestro di vita, un fratello. Un punto di riferimento».

Nonostante la malattia, inizia a correre in vespa. Nel ‘62 partecipa alla sua prima gimkana in piazza Bovio a Piombino. Corre per una decina d’anni, con ottimi risultati. A 40 anni finisce le scuole medie con le “150 ore”. «La malattia mi ha impedito di andare a scuola, di formare una famiglia», dice. Negli anni ‘70 e ‘80 è nella segreteria del locale Pci e nel direttivo provinciale della Cgil.

Nel 2000, viene insignito della Stella d’oro. Ma in quei giorni suo nipote Andrea, 34 anni, perde la vita. La tragedia lo segna profondamente. È il Vespa Club, di cui è presidente dal ‘95 a quest’anno, e di cui è diventato presidente onorario, a salvarlo dalla depressione. In giro porta l’amore per San Vincenzo. «Sono un campanilista», dice. Nel 2011 esce il suo libro “Il mio grande nemico”, la cui idea nasce dai professori Corradino Campisi e Francesco Boccardo, del dipartimento di Chirurgia dei linfatici dell’Università di Genova.

Oggi darà il commiato al Vespa Club, ma continuerà a stare nell’associazione. Continuerà anche a leggere e conoscere «La mia – dice – è l’università della campagna: lì sono nato e cresciuto». E a convivere con il grande nemico su cui ha trionfato pur non avendolo sconfitto.

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