La storia raccontata con i simboli di Marino Marini
La mostra, alla Virgola di Castiglioncello, è organizzata dal Comune e dal Valore del segno
CASTIGLIONCELLO. Una serie di immagini che raccontano la storia secondo Marino Marini. Ci sono i suoi cavalli e cavalieri, simbolo dell'esistenza stessa, le veneri di derivazione mediterranea ed etrusca, l'amore per il teatro come allegoria della vita.
Il visitatore dell'antologia alla Virgola, organizzata dal Comune e dal Valore del segno come appuntamento annuale, troverà anche un inatteso Marini colorista tra le 25 litografie, acqueforti, acquetinte e puntesecche in mostra fino al 6 gennaio. Le opere grafiche delle tre sale sono state prestate dalla Fondazione Marini di Pistoia, anche grazie alla tenacia di Fulvio Montagnani e al supprto del Comune.
«Per noi è grande privilegio avere queste 25 opere di Marini, uno dei più grandi artisti del Novecento, che va a impreziosire un elenco di mostre ospitate a Castiglioncello – ha detta il sindaco Alessandro Franchi all'inaugurazione di sabato - per noi è un onore, un prestigio e un privilegio. Ma con Fulvio abbiamo già alcune idee per la venticinquesima edizione che ci sarà l'anno prossimo».
In attesa di scoprire le carte Montagnani ha concepito il percorso curato con il critico Luciano Caprile come un crescendo cromatico fino all'esplosione dell'ultima sala, che è il clou della rassegna. Il segno grafico di Marini disegna preciso veneri e figure ispirate alle scenografie per “Le sacre du printemps” di Stravinsky realizzate per il Teatro alla Scala, che sembrano danzare tra geometrie colorate. Affiora il vigore plastico di Michelangelo e il fascino incisorio di Durer negli omaggi ai due grandi artisti, alcune grafiche a colori nero e ocra che ricordano la sintesi dei volumi scultorei, oltre che il legame con le radici della sua terra, la Toscana.
Gli omaggi a Shakespeare si tingono di colori e sembrano stemperare le allucinazioni d'inizio percorso, fino ad un grande teatro policoromo del 1979 che chiude la rassegna. «Marini porta avanti l'idea del cavallo e cavaliere che per lui è emblema dell'esistenza, come figura che cade e poi si risolleva – spiega Caprile – Marini è partito dal fatto di sentirsi etrusco, le sue Pomone e la figura di Eva nell'omaggio a Durer somigliano alle divinità femminili arcaiche. Ma cavallo e cavaliere rimangono il fulcro della sua produzione. Rimase folgorato durante la guerra da una figura in una chiesa e sviluppò questo aspetto con tante interpretazioni. Del resto a chi notava il ripetersi di queste figure diceva “questo è il mio modo di raccontare la storia”». La mostra è aperta il venerdì ore 15,30-19,30, il sabato e la domenica 10,30-13 e 15,30-19.
Federica Lessi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
