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La mia e altre vite straordinarie

La mia e altre vite straordinarie

Lata Cruschelli, di origine indiana, e il suo libro sulle adozioni

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SAN VINCENZO. «Ho sempre saputo di essere diversa ma non mi sono mai sentita tale. Sono nata nel ‘91 a Calcutta, ma sono arrivata in Italia il 5 Agosto ‘92 per problemi burocratici». Parte da qui la genesi del libro “Testimonianze di vite (stra) ordinarie”, casa editrice Europolis di Donoratico, che sarà presentato il 13 dicembre nella cornice del Palazzo della cultura di piazza Mischi, a San Vincenzo. E parte da qui anche la storia dell’autrice, Lata Cruschelli, 23 anni. Laureata presso la Scuola superiore per mediatori linguistici di Pisa, Lata attualmente lavora in una cooperativa di Vecchiano.

«Inizio con la mia storia personale e con le interviste che ho effettuato a coppie che hanno già avuto a che fare con il processo adottivo e a una ragazza adottata – dice Lata –. Storie diverse tra loro, ma con un unico comune denominatore: l’attesa della conclusione delle procedure burocratiche e l’arrivo del proprio figlio. Nella terza parte spiego cosa sia l’adozione».

Un percorso difficile, quello di Lata. «I miei problemi – spiega – derivano dall’inserimento nell’ambiente esterno, in primis la scuola. A 9 anni mi ammalai gravemente, e ciò complicò il tutto. Ho sempre saputo di avere un colore di pelle diverso, tratti somatici non convenzionali. Per questo ho sempre cercato di essere simile ai miei coetanei. Ciò mi è servito per diventare una persona più forte. Il problema del razzismo è generalizzato anche nelle grandi metropoli, dove dovrebbe esserci un altro grado di integrazione. Le persone sono arrabbiate e cercano un capro espiatorio come soluzione ai problemi».

Adottare un bambino: una storia infinita, dura, faticosa. Cosa si deve fare per adottare un bimbo? «La prima tappa è la dichiarazione di disponibilità. Entro 15 giorni dalla presentazione il tribunale deve trasmettere la domanda ai servizi socio-territoriali. La seconda tappa è l'indagine dei servizi territoriali; la terza è il decreto di idoneità, che può contenere elementi utili per favorire l’incontro col bambino da adottare. Una volta rilasciato, viene inviato alla Commissione per le adozioni internazionali e all’ente autorizzato. La scelta dell’ente è obbligatoria e costituisce la quarta tappa. Gli ultimi step includono l’incontro col bambino. Infine, il ritorno in Italia e, dopo un periodo pre-adottivo con la trascrizione del provvedimento d’adozione nei registri dello stato civile, il bambino diventa ufficialmente membro della famiglia. Il tempo di adozione varia; una delle coppie che ho intervistato ci ha messo 6 anni. Ogni Stato ha una propria legislazione - prosegue - ma la procedura non è mai breve. Manca una normativa unica internazionale che faciliti e acceleri le procedure».

Lata ha avuto l’idea di scrivere il libro poco tempo dopo la sua laurea, con tesi proprio sull’adozione. «Alla fine di questo percorso mi sento soddisfatta: ho una famiglia che mi appoggia e le cose che mi sono accadute sono servite a rendermi ciò che sono». E conclude: «Il messaggio di questo libro è quello di non guardare l’esterno di una persona, ma dentro. Il ricavato dalla vendita del libro lo utilizzerò per avviare un’adozione a distanza e il successivo mantenimento, perché voglio che il libro si trasformi in qualcosa di concreto». Lata non è mai tornata in India: «Non so quando né come. Lo farò quando sentirò che è il momento giusto per andare».

Paolo Federighi

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