Il Tirreno

«Per me il teatro poteva restare aperto»

di Anna Cecchini
«Per me il teatro poteva restare aperto»

Domenici polemica: «Lo abbiamo saputo il giorno stesso, non condivido questa scelta. Entro fine 2015 i lavori necessari»

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ROSIGNANO. «Non sono di certo contenta di questa scelta». Valentina Domenici, assessore alla cultura, non fa mistero di essere rimasta colpita dalla decisione del dirigente Vincenzo Brogi di chiudere il teatro L’Ordigno. Una decisione che, a quanto racconta Domenici, è arrivata senza alcuna precedente condivisione con la giunta. «Io come assessore alla cultura - ripete Domenici - l'ho saputo il giorno stesso in cui è stata inviata la lettera e sono rimasta sorpresa. Nella mia ottica il teatro avrebbero potuto proseguire l’attività. Tra l’altro in questo modo dall’esterno può apparire che finora all'Ordigno ci siano stati rischi di vario tipo per chi lo ha frequentato, invece non è così. Addirittura, tanto per fare un esempio, la struttura ha le porte antincendio più grandi del previsto, ma la normativa richiede che siano fatte di dimensioni minori». Domenici ripercorre l’iter che ha portato a interrompere le attività del teatro. «La proroga della certificazione antincendio - dice - scadeva il 30 settembre, dai contatti con il ministero sembrava che dovesse esserci ulteriore proroga di un altro anno, ma nel decreto Sblocca italia questa cosa non è stata inserita. Nel frattempo, dai contatti diretti con il Ministero, avevamo notizia che qualcosa dovesse uscire prima di Natale, ed eravamo fiduciosi nel Mille proroghe». Il problema è che l’atteso rinvio non c’è stato. E Domenici sottolinea che si tratta di una scelta poco sensata. «Anche perché questo aspetto - sottolinea - riguarda la metà di teatri e strutture pubbliche italiane, che in questo momento non rispetterebbero le normative. Tra le nostre, ad esempio, ci sono il palazzetto dello sport e la piscina comunale, che proprio la scorsa settimana sono stati sottoposti a sopralluogo ed è stato deciso che si possono tenere aperti».

Il problema, evidentemente, è sorto soltanto per L’Ordigno. «Il dirigente - spiega ancora l’assessore - che aveva in prima persona la responsabilità di questa struttura (il dottor Vincenzo Brogi, ndr) ha deciso di mandare la lettera all’Ordigno, ritenendo che potesse esserci un rischio anche perché lì si tengono spettacoli pubblici spesso affollati. Una lettera piuttosto perentoria che di fatto intima la chiusura». Chiara la divergenza di vedute tra il dirigente e l’assessore, che spiega come «il giorno stesso in cui è stata inviata la lettera, l’Ufficio tecnico ha fatto una relazione in cui si spiega che L’Ordigno può rimanere aperto per attività che non prevedono pubblico. Non solo, nell'immediato abbiamo sollecitato il ministero perché preveda questa proroga. Che deve essere fatta per forza altrimenti si crea un controsenso: o il Governo libera i soldi per i lavori o proroga lo scadere della legge, sennò il Paese rimane ingessato».

Quanto al futuro dell’Ordigno, che sabato pomeriggio i vadesi (e non solo) hanno difeso organizzando un corteo attraverso le strade della frazione, Domenici spiega che «abbiamo già fatto una riunione con Creatini, Santini, l’assessore Nocchi e l’ingegner Immorali, in cui abbiamo preso l’impegno di fare i lavori entro la fine del 2015, non solo quelli che ci chiedono per il rispetto della legge antincendio, ma anche altri interventi. I soldi ci sono già, possiamo pensare di dividere gli interventi in più tranche».

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