Attenzione
Grosse quantità di plastica nello stomaco del capodoglio spiaggiato
I tecnici di Arpat hanno effettuato le analisi sulla carcassa del cetaceo arrivato a causa delle mareggiate il 18 novembre alla baia del Quercetano
CASTIGLIONCELLO. C'era anche una grossa quantità di plastica all'interno dello stomaco del capodoglio che si è spiaggiato sull'arenile della baia del Quercetano il 18 novembre, portato da una mareggiata.
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Ad eseguire gli esami sulla carcassa sono stati i tecnici di Arpat, che hanno appurato come l'esemplare, un maschio adulto di 9,20m di lunghezza e del peso stimato di 5-6 tonnellate, fosse morto da circa 10 giorni e aveva infatti la cute macerata, che aveva assunto una colorazione biancastra, la mandibola e diverse costole rotte, forse a causa del ripetuto sbattere contro gli scogli durante la mareggiata.
Con i tecnici di Arpat c'erano anche quelli dell’Università di Siena dell’Istituto Zooprofilattico sperimentale di Lazio e Toscana-sezione di Pisa, che hanno svolto campionamenti ed accertamenti per indagare le cause di morte e comunque per approfondire aspetti dell’anatomia e fisiologia di questi animali ancora poco conosciuti.
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"In generale - si legge nella nota che Arpat ha pubblicato sul suo sito internet - gli organi apparivano in decomposizione ma conservavano ancora la loro morfologia. Nella cavità addominale, all’interno dello stomaco, è stata rilevata la presenza di un grosso ammasso di plastica nera e di un grandissimo numero (stimato in più di 1000) di becchi di cefalopodi (in genere calamari)".
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"Malgrado la grande quantità di corpo estraneo nello stomaco (plastica, appunto) - si legge ancora nella nota di Arpat - non sembrava ci fosse ostruzione o altro materiale alimentare non digerito. Non è stata nemmeno rilevata la presenza di parassiti tipo Anisakis. I becchi saranno analizzati in dettaglio dai biologi di ARPAT per stabilire le specie ingerite ed il loro numero per ricostruire la biomassa di cibo predato".
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