Il Tirreno

Bolgheri jazz diventa un brand da esportazione

Bolgheri jazz diventa un brand da esportazione

I fondatori del festival Corrado Rossetti e Goffredo D’Andrea festeggiano i 10 anni della rassegna e creano un network: prima uscita a Talamone

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BOLGHERI. L’idea è di Corrado Rossetti e Goffredo D’Andrea: Bolgheri jazz, che all’inizio di settembre ha festeggiato i dieci anni con migliaia di presenze nel borgo caro a Giosuè Carducci, è divenuto un marchio, esportabile in nome della musica di qualità e dell’abbinamento con luoghi storici e ottimi vini. Prova ne sia la recente esperienza a Talamone, uno degli angoli più affascinanti della Toscana, dove l’azzeccata formula ha portato pubblico e consensi, perché complice il fresco della sera è piacevole cenare all’aperto e ascoltare pezzi famosi. Un passo indietro. Il viale dei cipressi, dal 2005, fa da sfondo alla rassegna ormai conosciuta anche all’estero. Sì, perché molti stranieri hanno scelto questo gioiello immerso nel verde per conoscerne la storia. Rossetti e D’Andrea hanno celebrato la decima edizione brindando con inglesi e tedeschi, senza dimenticare che «tra i musicisti presenti non ci sono differenze, perché suonano per passione». Parole del chitarrista Corrado, la cui competenza è nota. Da qui, la voglia di espandersi creando un network, ossia una rete. «Bolgheri jazz non è solo un festival – spiega –, ma un appuntamento in cui a scavare la differenza è lo stile musicale, accompagnato in questo caso dai vini e dalla ricchezza culturale del luogo. Non si parla, per quanto riguarda i musicisti, di grandi nomi, ma di professionisti uniti dalla voglia di suonare e creare un’atmosfera magica. Questi sono gli aspetti che ci distinguono. Non a caso, prima di scegliere Talamone, abbiamo svolto dei sopralluoghi, studiando gli abbinamenti. É stata un’esperienza positiva». Chi ha seguito i tre giorni di Bolgheri non ha bisogno di spiegazioni. Migliaia di persone, tra cui tanti stranieri, hanno passeggiato per le vie lastricate in pietra scattando foto. Una situazione fantastica e suggestiva. «Dieci anni fa – prosegue Rossetti – non ci saremmo mai aspettati un successo del genere, perché il problema di certi appuntamenti è la loro durata nel tempo. Invece, grazie al nostro entusiasmo, alla collaborazione dei produttori di vino e ai musicisti, abbiamo visto che la formula era giusta. I numeri ci hanno dato ragione». E per il futuro? Rossetti anticipa che, per settembre 2015, ha già qualche idea in testa. Però, al borgo carducciano potrebbero aggiungersi altri luoghi. Anche all’estero, perché no? A patto che lo schema originale, con la rete pronta a divenire circuito, venga rispettato e l’evento non sia una semplice imitazione. Il marchio registrato serve a questo: a tutelare e ad identificare, rendendo riconoscibile una rassegna diversa dalle altre per concezione e qualità. A partire dal jazz, musica raffinata e piacevole.

Michele Falorni

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