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Liquami di nuovo in mare ritorna il divieto di tuffi
San Vincenzo, stazione di sollevamento in tilt all’altezza del fosso delle Prigioni Il sindaco Bandini firma l’ordinanza in attesa dei risultati delle analisi Arpat
SAN VINCENZO. Un temporale, quello di ieri mattina, durato mezz’ora circa. Tanto è bastato per un nuovo sversamento di liquami in mare che ha obbligato il sindaco Alessandro Bandini a emettere la terza ordinanza di divieto di balneazione nello specchio acqueo compreso tra 50 metri a nord e altrettanti a sud rispetto alla foce del fosso delle Prigioni. In attesa dei risultati delle analisi dell’Arpat sui campioni prelevati, l’amministrazione di San Vincenzo si dice sicura della causa del problema, che sarebbe la stessa del 10 agosto e del 1° settembre scorsi: malfunzionamento delle pompe della stazione di sollevamento di via del Tirreno. Ma Asa Spa (gestore del servizio idrico integrato) non la pensa così.
Lunedì 15 settembre Asa, Comune e Autorità idrica toscana si riuniranno per decidere gli interventi da fare. «Lunedì – dice l’assessore all’Ambiente Antonio Russo – proporremo ad Asa e Ato la sistemazione definitiva della stazione di via del Tirreno e una campagna per verificare, sanzionare e annullare gli scarichi abusivi. Vogliamo risolvere subito i problemi delle stazioni di sollevamento facendoci carico, insieme al gestore del servizio, delle soluzioni definitive ai problemi degli impianti di via del Tirreno e del Renaione. In quest’ultimo caso, c’è da mesi un progetto che prevede lo spostamento della stazione di sollevamento dalla foce del fosso, situata ai piedi della spiaggia fra gli stabilimenti Delfino e Mediterraneo, a via Colombo, ossia a poca distanza da lì. Interventi da fare al più presto».
A detta di Russo, i tecnici di Asa intervenuti ieri mattina hanno considerato l’impianto di via del Tirreno obsoleto. Ma la stessa Azienda interviene sulla vicenda mediante una nota in cui non solo afferma il corretto funzionamento delle pompe, ma punta il dito sugli scarichi abusivi: «Nella notte tra il 10 e l’11 settembre le reti di fognatura di raccolta delle acque usate e le stazioni di sollevamento intermedie, compresa quella presso il fosso delle Prigioni, hanno funzionato regolarmente pur in presenza di una notevole quantità di acque di pioggia che sono entrate all’interno del sistema. L’unica situazione di sovraccarico rispetto all’effettiva capacità di sollevamento si è registrata presso la stazione del fosso delle Prigioni, punto terminale prima del sollevamento finale al depuratore di Guardamare». Il gestore non ci gira intorno: «L’evento è da ricondurre alla tipologia strutturale del sistema di fognatura locale, che è di fatto un sistema misto, anche se concepito e realizzato in origine in modo da tenere separate le acque bianche da quelle nere. Sono in corso verifiche per localizzare le interconnessioni tra i due sistemi di fognatura, molte delle quali occulte e realizzate abusivamente negli anni».
In pratica, il sistema delle reti nere e dei sollevamenti fognari sottoposti ad un carico idraulico che aumenta a dismisura durante gli scrosci di pioggia di forte intensità, finisce sotto stress. «La rete di fognatura nera, concepita per la raccolta e l’allontanamento delle sole acque reflue civili, non riesce a sostenere portate di acque miste durante le piogge oltre certi valori limite – conclude Asa –. Al Comune proporremo interventi di separazione sempre più spinta tra le reti di raccolta e l’ottimizzazione delle centraline di sollevamento e delle condotte».
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