La protesta
Dagli ex magazzini i soldi per salvare le due farmacie
I giochi non sono ancora chiusi: l’asta del 16 ottobre potrebbe essere ritirata Al Comune di Cecina per rispettare il Patto di stabilità servono 2 milioni di euro
CECINA. L’ultima trincea sono dei capannoni dismessi e un fazzoletto di terra all’ombra del palazzetto dello sport. Passa anche da qui il futuro delle due farmacie comunali di Cecina. L’asta di vendita è fissata per il 16 ottobre, ma potrebbe essere ritirata. La condizione: il realizzo di 2,4 milioni di euro dalla cessione degli ex magazzini comunali e dell’area edificabile di via Ginori per i quali il Comune accetta offerte fino al 29 settembre. Ma le attese non sono delle più favorevoli. Gli ex magazzini di via Puccini sono al 6º incanto. Mentre i mille metri quadrati sono al 4º tentativo. La partita delle farmacie, del resto, parte da una base d’asta di 2,6 milioni di euro.
«Il vincolo che dobbiamo rispettare è quello del Patto di stabilità, perciò entro l’anno puntiamo a far entrare nelle casse del Comune almeno 2 milioni di euro», dice l’assessore al Bilancio Federico Cartei. Che aggiunge: «Non si tratta di un vincolo formale, ma della scelta di non rinunciare alla possibilità di fare investimenti e non bloccare l’attività dell’ente. Se non dovessimo riuscire nell’impresa, infatti, non potremmo dare seguito a progetti come quello della messa in sicurezza dell’argine del fiume, opera da 1,6 milioni di euro per la quale abbiamo ottenuto anche un finanziamento regionale, che andrebbe perso. Oppure, il completamento della riqualificazione di viale della Vittoria a Marina».
Nessuno lo afferma apertamente. Eppure, a scorrere i conti e i dati del bilancio comunale si scopre un quadro ingessato da scelte delle precedenti amministrazioni. L’intervento sull’argine del fiume, la sistemazione definitiva del palazzetto dei congressi o della struttura di via Ambrogi sono tutte eredità del passato. Una storia già scritta. Partite aperte, e in parte affidate alla possibilità di coprire gli investimenti con la cessione dei “beni di famiglia”. Passaggio reso ancor più necessario con la stretta definita attraverso i vincoli del Patto di stabilità.
Che accadrebbe se i soldi attesi non arriveranno nei forzieri del Comune? «Scatterebbe una sorta di “Piano B” a cui faremo di tutto per non arrivare – sostiene Cartei –. Sforare il Patto di stabilità significherebbe per due anni farsi carico solo della gestione corrente, e soprattutto dove intervenire in modo pesante sulle tariffe e i tributi di competenza del Comune. E questo avrebbe un impatto non di poco conto sui cittadini e le imprese. Vivremmo una sorta di commissariamento».
A rendere allettante la vendita delle farmacie è l’aver introdotto nel lotto unico anche la cessione delle licenze. E questo dovrebbe rappresentare una garanzia da mettere sul tavolo degli istituti di credito da parte dei potenziali acquirenti.
L’assessore non ci gira intorno. «Non ci sono segnali di un cambio di passo, dati i tanti tentativi di vendita per gli ex magazzini e il terreno di via Ginori». Insomma, le attese sono concentrate sul gioiello di famiglia. Quelle farmacie, che da altre parti producono utili e che a Cecina solo nell’ultimo esercizio hanno determinato a bilancio una perdita di 272mila euro. «Abbiamo determinato un prezzo equo e che riteniamo appetibile», afferma l’assessore. Che sposta l’attenzione su due dei nodi legati alla cessione.
C’è quello del futuro lavorativo degli attuali dipendenti. «Nel bando abbiamo inserito la clausola che i rapporti di lavoro dei dipendenti attualmente a tempo indeterminato in forza alle farmacie si trasferiranno all’acquirente, che dovrà garantire il mantenimento dell’attuale organigramma, 9 farmacisti e un magazziniere, per almeno sette anni». Ma anche la partita dei servizi garantiti dalle due strutture comunali. Tra quelli gratuiti la prenotazione di una visita specialistica tramite Cup, il collegamento con il sistema informatico dell’Asl 6, alla consegna dei farmaci a domicilio. «Chi compra – conclude l’assessore Cartei – s’impegna a mantenere almeno gli stessi servizi gratuiti e a pagamento che sono attualmente offerti alla cittadinanza».
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