Il Tirreno

Per una mammografia appuntamento nel 2016

Per una mammografia appuntamento nel 2016

Ancora proteste sulle liste lumaca per la diagnostica all’ospedale di Cecina Ma l’Asl ribatte: sono esami che vanno effettuati all’interno degli screening

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CECINA. Quindici mesi d’attesa per una mammografia. Sono i tempi necessari per una prenotazione. Le liste lumaca per la diagnostica all’ospedale di Cecina non accennano a migliorare. E le proteste si sprecano. Racconta una signora di Cecina: «Il medico mi ha prescritto una mammografia, sono andata in farmacia per prendere l’appuntamento e la risposta è stata: marzo del 2016. Ma è possibile?» La signora è indignata. «Con questi tempi, sono costretta a rivolgermi ad un laboratorio privato».

Dall’Asl 6 confermano che i tempi medi sono di 15 mesi. Ma precisano che sono relativi a indagini extra screening. E non urgenti. Vale a dire accertamenti non programmati e che non presentano carattere di urgenza.

L’azienda sanitaria spiega infatti che la prevenzione oncologica viene organizzata attraverso screening programmati; nel caso invece di esami urgenti devono essere richiesti con questa dizione (di urgenza) nel qual caso le richieste hanno una corsia preferenziale. Ma per il cittadino è difficile capire cosa fare.

L’Asl punta sulla prevenzione programmata e suggerisce di aderire agli screening. Lo screening mammografico è arrivato a livelli record (77 per cento) e c’è una crescita in doppia cifra (+10 per cento) dei controlli al collo dell'utero negli ultimi quattro anni. Secondo l’Asl questi numeri «sono solo alcuni dei successi ottenuti dai programmi di prevenzione oncologica proposti dall’Asl 6 che ogni anno invita, gratuitamente e senza liste di attesa, oltre 100 mila cittadini. La prevenzione in campo oncologico è diventato un aspetto sempre più determinante nella lotta ai tumori. L’individuazione precoce permette di ridurre l’invasività di un eventuale intervento e soprattutto di aumentare la possibilità di sopravvivenza».

La performance record dell’Azienda livornese è proprio quella dello screening mammografico (mammografia biennale) dove si sfiora il 77 per cento di adesione, ben 5 punti sopra la media regionale. Si tratta di un esame molto semplice, non invasivo e ormai entrato nella “cultura sanitaria” della popolazione. Diverso è, invece, il discorso per lo screening della cervice uterina (pap test triennale). Qui l’adesione, seppur in forte crescita, è ancora al 53.5 per cento, ovvero una donna su due non si presenta. Per quanto riguarda, infine, lo screening del colon retto (ricerca sangue occulto fecale biennale) la partecipazione è in lieve e costante aumento e si attesta al 51.7 per cento, ovvero in linea con la media regionale, «ma anche in questo caso un cittadino su due perde un’occasione importante».

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