Il dolore
Tolti tutti i divieti il mare torna libero
San Vincenzo, Arpat certifica il ritorno alla balneabilità in 5 chilometri di litorale, il sindaco firma l’ordinanza
SAN VINCENZO. Adesso si può fare il bagno. Sono state infatti revocate ieri mattina dal sindaco Alessandro Bandini le due ordinanze con cui il 3 settembre - a seguito dei risultati delle analisi dell’Arpat del 1º settembre - era stato decretato il divieto di balneazione in quasi la metà del litorale sanvincenzino. L’Arpat ha reso noti ieri sul proprio sito web i risultati del prelievo suppletivo del 3 settembre, i quali mostrano valori di escherichia coli ed enterococchi intestinali nelle acque marine rientrati abbondantemente sotto i limiti di legge.
Sono stati giorni, questi, in cui gli attori della partita (una partita che in realtà riguarda tutti) hanno lanciato accuse e fatto critiche ed affermazioni controverse. C’è chi, come l’assessore all’urbanistica e alle attività produttive Massimiliano Roventini, ha puntato il dito contro l’Arpat, che a suo dire si sarebbe «ingegnata» di effettuare prelievi subito dopo un acquazzone (il 1º settembre) e vicino ai fossi. In precedenza, subito dopo l’acquazzone e lo sversamento di liquami dalla stazione di sollevamento di via del Tirreno, il sindaco aveva subito ordinato il divieto di balneazione in via cautelativa nella zona antistante il fosso delle Prigioni, salvo poi non mostrare più la cautela del mattino e revocare l’ordinanza la sera stessa, senza il parere di Arpat.
Gli operatori balneari locali, per bocca del loro referente Fiba Confesercenti, Maurizio Frassoni, criticano il metodo utilizzato da Arpat per fare i prelievi, mentre il sindaco invia una dura lettera ad Asa mettendone sotto accusa la gestione del servizio idrico comunale e dando all’azienda parte della responsabilità, a causa del secondo blocco delle pompe in tre settimane e dello sversamento nel fosso delle Prigioni e in mare, del «danno di immagine, ed economico per gli operatori».
Per la verità, in questa girandola di voci, della tutela della salute pubblica, ossia il bene principale, si è parlato poco. Asa, intanto, ha inviato una nota tecnica di risposta alle accuse di Bandini. «Abbiamo inviato una nota tecnica al sindaco – sostiene Asa – e lunedì ci attiveremo per fissare un incontro con il Comune e Arpat al fine di definire non solo le responsabilità attribuite talora in modo troppo semplicistico, ma anche e soprattutto per definire i percorsi operativi e le competenze amministrative atte a risolvere il problema».
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