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Il nome di Livorno spacca la conferenza dei sindaci

CECINA. Muro contro muro. Da una parte la “grillina” Livorno e dall’altra una grossa parte delle amministrazioni comunali della provincia. Alla conferenza dei sindaci per decidere sulla governance di...

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CECINA. Muro contro muro. Da una parte la “grillina” Livorno e dall’altra una grossa parte delle amministrazioni comunali della provincia. Alla conferenza dei sindaci per decidere sulla governance di Casalp, la società a cui fa capo la gestione del patrimonio di edilizia pubblica, che si è tenuta lo scorso 2 settembre nella città dei quattro mori, il risultato è una fumata nera.

La spaccatura è netta. Non c’è accordo sulla governance aziendale, le linee di indirizzo, la procedura e la modalità di selezione del direttore generale di Casalp. «È stata a dir poco un triste spettacolo a cui non avremmo sinceramente voluto assistere». Così bollano l’incontro gli assessori al sociale di Castagneto, San Vincenzo, Campiglia e Piombino e il vicesindaco di Cecina. Che aggiungono: «Dopo un breve preambolo dell’assessore alle politiche sociali di Livorno, abbiamo appreso che il medesimo aveva già deciso per la nomina di un amministratore unico, nonostante nel precedente incontro gli amministratori del territorio della provincia avessero manifestato forti perplessità in proposito e avessero di contro proposto la costituzione di un consiglio di amministrazione».

Una diversa impostazione. «La nomina di un consiglio di amministrazione consentirebbe a nostro avviso una più snella gestione sulle attività di direzione, una maggiore ampiezza di conoscenze e competenze utili all’adozione di scelte appropriate, un maggior scambio tra i territori e un maggiore e più costante trasferimento di informazioni verso e dai territori – affermano gli assessori –. Il consiglio di amministrazione potrebbe essere formato da un rappresentante per ogni zona socio-sanitaria e darebbe in tal modo garanzia di maggiore rappresentatività e partecipazione a tutto il territorio provinciale». Invece, l’assessore di Livorno aveva già individuato da solo «il profilo ideale per ricoprire quel ruolo» con tanto di consegna ai colleghi «di un curriculum vitae comprensivo di nome e cognome». Un metodo definito «a dir poco molto discutibile, per non dire scandaloso». E concludono: «In nome della trasparenza, avremmo voluto che un posto di così grande rilevanza e responsabilità fosse stato messo a concorso pubblico e non sponsorizzato con una selezione ad personam oppure avremmo potuto anche prevedere un consiglio di amministrazione a costo zero, come peraltro proposto in conferenza».

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di Redazione web