Il Tirreno

Ex Metropolis, un futuro di servizi e commercio

di Manolo Morandini
Ex Metropolis, un futuro di servizi e commercio

L’edificio a Marina, un tempo discoteca di grido, è ancora invenduto Carli: «Siamo aperti al confronto, ma diciamo no a convertire gli spazi in case»

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CECINA. Qualcuno si è fatto avanti. Ha preso contatti e verificato le possibilità di dare una seconda vita all’ex discoteca Metropolis. Anche il curatore fallimentare nei mesi scorsi si è affacciato nelle stanze di via Landi. L’incognita sono le destinazioni di quel maxi edificio spuntato nel nulla, a ridosso del Tiro a volo, a partire dal 2005. Lì ci sono tre sale da ballo, un bar e un ristorante, dentro a un maxi involucro di due piani che ormai mostra i segni dell’abbandono.

Un primo segnale di una soluzione possibile è lo stop ai tentativi di vendita tramite messa all’asta, ma è arrivato nel 2013. Al primo incanto si partiva da quota tre milioni e mezzo salvo poi scendere fino a un prezzo base di a un milione e 41mila 924 euro, in meno di dieci aste. A quel punto l’immobile è stato tolto dal mercato. E il passo, oltre a poter rappresentare la scelta di una soluzione alternativa, può anche essere letto come una difficoltà a piazzare quel maxi edificio in crisi d’identità a un prezzo congruo rispetto a una massa di debiti che sfiora i sei milioni di euro. Per questo all’epoca del fallimento, dichiarato dal tribunale di Livorno il 7 ottobre del 2009, è stato chiesto anche il sequestro dei beni di undici imprenditori che hanno avuto un ruolo nella vita e nella morte della multisala di Marina. E alla vicenda del crac si lega anche un capitolo giudiziario che ha già registrato alcune condanne.

Voltare pagina significa anche riqualificare uno spicchio di Marina. Nel piazzale dell’edifico a farla da padrone oggi sono le erbacce, che a poco a poco si stanno riprendendo il terreno attrezzato a parcheggio.

Il vicesindaco e assessore all’urbanistica Giamila Carli non ci gira intorno. Conferma i contatti, avvenuti nei mesi scorsi, ma anche la linea dell’amministrazione comunale. «Abbiamo confermato la disponibilità nell’ambito delle previsioni del piano strutturale e delle possibilità che il regolamento urbanistico offre a rivedere o integrare le funzioni dell’edificio – dice Carli –. Insomma, siamo aperti al confronto, ma se la richiesta è di convertire quei volumi in appartamenti la risposta è un no fermo». Quale l’alternativa praticabile? «Investimenti che abbiano un risvolto turistico con la possibilità di integrare funzioni di servizi, commercio e tempo libero – sostiene l’assessore –. E ciò anche con la possibilità di una rimodulazione degli spazi». Che aggiunge: «L’obiettivo è di riuscire a favorire la rinascita di un immobile che bello o brutto che sia dobbiamo prendere atti che c’è. Insomma l’interesse è teso a fare in modo che ci sia un futuro e che possa prendere corpo un progetto appetibile che sia capace di dare nuovi servizi alla collettività».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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