Sicurezza
«Oltre 12 ore di fila al pronto soccorso»
Giornata nera per il reparto d’emergenza, cittadini infuriati chiamano anche i carabinieri: «Serve più personale»
CECINA. «Ma lo sa che mio padre si è sentito male stamani e siamo qui ad aspettare dalle 12,45?». Visto che quando le parliamo stanno per scoccare le 22, è chiaro che la donna sia visibilmente alterata. Anche perché all’anziano padre, che nella mattina di lunedì ha avvertito un forte dolore all’addome ed è stato consigliato dal medico curante di andare al pronto soccorso, dal momento dell’arrivo in ospedale fino a tarda sera il personale sanitario non ha fatto granchè (alla fine l’uomo è stato dimesso alle 1,27).
«Allora - racconta Silvia Morra, stremata dall’attesa - con mio padre, che è anziano, siamo arrivati un quarto a mezzogiorno. Lo hanno fatto entrare alle 13,30 lo hanno messo nella stanzina con gli altri in barella, e limitandosi semplicemente a fargli le analisi del sangue e a controllare la febbre, che tra l’altro è risultata alterata».
Nella tarda serata di lunedì, nella sala di attesa e davanti al pronto soccorso cittadino si sono creati capannelli di cittadini increduli. Quella appena trascorsa è stata una giornata che descrivono come incredibile, perché passata quasi interamente ad aspettare davanti al pronto soccorso.
C’è un uomo di mezza età che racconta di essere arrivato alle 11 del mattino «dopo un incidente sul lavoro, che mi dà problemi alla schiena. Sul momento mi hanno detto che c’era da attendere un paio d’ore, e io mi sono esso in fila. Ma ora sono quasi le 22 e non so ancora quando toccherà a me. Comprendiamo che ci siano casi più urgenti, ma allora invece di far rimanere decine di persone in attesa per una giornata intera, sarebbe stato meglio dirottarci su altri ospedali (Piombino o Livorno), dove forse avremmo ottenuto diagnosi e cure più in fretta».
Fuori dal pronto soccorso, in attesa di parenti ed amici che hanno visto “sparire” ormai da ore dentro l’astanteria, si sono creati gruppi di cittadini increduli, che sottolineano senza mezzi termini come il sistema sanitario locale faccia acqua da tutte le parti. C’è chi ha trascorso la giornata sulle poltroncine della sala di attesa e adesso è davvero nervoso. «Anche perché - ripetono in coro - in molti casi gli infermieri non danno neanche informazioni sulle condizioni dei malati, e non ci fanno entrare». In molti sottolineano la disorganizzazione che regna al pronto soccorso. «Anche io sono qui da stamani - ricorda Silvia Bientinesi -, con una sospetta microfrattura alla spalla. Sono passate le 21,30 e ancora non mi hanno controllata, e se anche dovessero farlo in nottata di certo mi faranno tornare domattina per le lastre. Quindi a ben guardare non serve a nulla rimanere qui un intero giorno».
Ancora più esasperata una coppia di turisti di Trento, che mette in evidenza le differenze abissali tra la sanità cecinese e quella del capoluogo trentino. «Sono venuta stamani - ricorda la turista - con una forte allergia a un farmaco. Essendo la prima volta che lo prendevo ho voluto vederci chiaro. Il fatto è che sono quasi le 22 e ancora non mi hanno vista, e l’allergia se n’è praticamente andata. Da noi al pronto soccorso cose del genere sono impensabili».
Cittadini e turisti, che presi dall’esasperazione hanno anche telefonato ai carabinieri per chiedere il loro intervento, ripetono più volte la necessità di «incrementare il personale sanitario e infermieristico, anche perché è giusto che vengano fatte passare avanti le urgenze ma non è pensabile che gli altri pazienti, che comunque hanno patologie, e anche i loro parenti vengano lasciati in attesa per tutta la giornata».
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