Il Tirreno

Emissioni dei forni a calce Solvay risolve il problema

Emissioni dei forni a calce Solvay risolve il problema

Cattivi odori e sforamenti del monossido di carbonio, indagine dell’Arpat Dopo i sopralluoghi adeguamenti dell’azienda per limitare l’apertura degli sfiati

2 MINUTI DI LETTURA





ROSIGNANO. Risolto il problema dei cattivi odori legati agli sfiati dei forni a calce, un problema che risale a gennaio di due anni fa e che ha comportato un’azione di controllo e monitoraggio da parte dell’Arpat all’interno dello stabilimento Solvay di Rosignano. Furono alcuni residenti dei Polveroni a segnalare il caso tanto che Arpat si è attivata con un’indagine che ha permesso di ricondurre il fenomeno all’utilizzo di un particolare lotto di antracite nei forni a calce che durante la fase di “calcinazione” aveva emanato un odore di materiale bituminoso assai intenso. Nel corso di un sopralluogo nel gennaio 2012 sono stati analizzati i trend di funzionamento dei forni a calce della sodiera.

Inoltre nel corso di un ulteriore sopralluogo, analizzando i valori del sistema di monitoraggio delle emissioni, venne rilevato il superamento del limite di concentrazione del monossido di carbonio. Solvay ha dichiarato che le emissioni dell’impianto risultavano in linea coi valori indicati nei Bref di riferimento.

La Provincia ha affidato a Solvay l’incarico di inviare una relazione tecnica sugli sfiati dei 12 forni a calce e la caatterizzazione ha confermato la presenza di polveri, ossidi di azoto, ossidi di zolfo nelle emissioni degli sfiati. Sono stati fatti ulteriori accertamenti e nell’ambito del controllo annuale sull’autorizzazione integrata ambientale del 2013 Arpat ha fatto un sopralluogo nella sala di controllo dell’impianto cloruro di calcio ed è stata verificata la “realizzazione di una serie di adeguamenti in grado di limitare significativamente gli sfiati.

Nel comunicato dell’Arpat si ricorda che “tutte le modifiche hanno permesso di ridurre in maniera significativa i fenomeni di apertura degli sfiati dei singoli forni a calce”.

Quanto all’emissioni in aria di monossido di carbonio, rispetto al quale nei precedenti controlli erano stati riscontrati superamenti dei valori limite, sono stati visionati i dati di concentrazione oraria misurati nella giornata del sopralluogo e nei mesi precedenti.

Da questo controllo - scrive Arpat - si è potuto evincere “la completa risoluzione del problema”. Su questo Solvay ha dichiarato che il risultato discende dall’utilizzo di calcare di migliore qualità in percentuale maggiore nei forni a calce. E’ stato evidenziato, inoltre, che il punto di prelievo del sistema di monitoraggio delle emissioni non era quello ottimale.

Arpat ha quindi richiesto lo spostamento dell’attuale punto di prelievo dello Sme al fine di poter campionare il flusso dell’emissione anche in caso “dell’arresto dell’elettrofiltro e messa in marcia del sistema di abbattimento di back up». Alla fine del 2013 si può dire che il problema degli sfiati dei forni a calce era definitivamente risolto.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web