Il Tirreno

La pratica “scotta” e in Comune tutti la scaricano

di Paolo Federighi
La pratica “scotta” e in Comune tutti la scaricano

San Vincenzo. Il sindaco costretto a chiamare un tecnico esterno per gestire il cantiere sotto sequestro della “Torretta”, su cui indaga la procura

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SAN VINCENZO. Nessuno se ne vuole occupare. E così il sindaco Alessandro Bandini ne ha affidato l’incarico al segretario generale del Comune, Lucio D’Agostino. La successione di astensioni nel prendere in mano il procedimento, davvero una patata bollente, dimostra la complessità della vicenda relativa al cosiddetto “ecomostro” de “I lecci”, la palazzina situata in via della Principessa all’interno del bosco di pertinenza, appunto, dell’hotel “I lecci”. Una vicenda su cui grava un’indagine da tre anni e per la quale sono quattro i soggetti indagati: la proprietà (Ferrero snc), la ditta costruttrice della palazzina, il dirigente dell’area servizi per il territorio del Comune di San Vincenzo Andrea Filippi e il tecnico comunale Daniele Bettini (il reato ipotizzato per i due geometri è l’abuso d’ufficio, articolo 323 del Codice Penale). La palazzina fu oggetto di sequestro penale e le forze dell’ordine, nel 2012, perquisirono gli uffici comunali e sequestrarono fascicoli, computer e altro materiale.

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In seguito, le perquisizioni avvennero anche presso la sede milanese dell’azienda facente capo al 76enne Augusto Ferrero. Adesso, l’amministrazione cerca di dar seguito, con una determina del 6 agosto scorso, all’istanza di rilascio di parere circa la regolarità edilizia del manufatto presentata dalla proprietà il 4 marzo 2013. In pratica, una riqualificazione dell’edificio. La pratica in oggetto, come dicevamo inizialmente, è stata rifiutata, nell’ordine, dal dirigente Andrea Filippi, dall’ex dirigente Giorgio Ghelardini, dal responsabile dell’ufficio vincoli e tutela ambientale e dal responsabile dell’ufficio edilizia pubblica e privata. Ecco, quindi, che Bandini (con provvedimento sindacale del 21 luglio scorso) ha affidato l’incarico al segretario generale del Comune Lucio D’Agostino, il quale ha deciso di avvalersi del supporto e della consulenza esterna dell’architetto Marco Baggiani, dipendente del Comune di Cecina e attuale dirigente dell’area gestione del territorio di tale Comune, il quale percepirà per l’incarico (da espletare entro il 30 settembre) 2.500 euro lordi. Una vicenda, quella del cosiddetto “ecomostro” de I Lecci, lunga e ancora insoluta.

La vicenda. Tutto iniziò nel 2010, sul blog anonimo “San Vincenzo lavori in corso”, dove fu data notizia, corredata dalle relative immagini, di alcuni lavori all’interno del bosco di pertinenza dell’hotel “I Lecci”. Quasi contemporaneamente, si formò un comitato di cittadini di nome “Robin San”. I membri del comitato (anonimi) denunciavano la costruzione di una palazzina all’interno del bosco di via della Principessa, a pochi metri dal mare, con grave danno ambientale e paesaggistico. La stampa locale e regionale se ne occupò diffusamente, e giunse la segnalazione di illeciti compiuti nel bosco da parte del Corpo Forestale di Venturina. Nell’aprile del 2011, il Corpo Forestale, guidato da Francesco Angeletti, accertò reati in materia edilizia ed ambientale relativi alla Torretta, la cui costruzione era iniziata nel novembre 2010 (con concessione edilizia e permesso).

aIl 15 settembre 2011, con ordinanza numero 283, la dirigenza comunale ordinò la remissione in pristino entro 90 giorni. Il 7 marzo 2012 giunsero i sigilli alla palazzina, con il sequestro penale da parte dei carabinieri della stazione locale su mandato del Pm Luca Masini della Procura di Livorno. Poco tempo dopo vi fu il blitz, negli uffici tecnici comunali, da parte dei funzionari della Procura di Livorno, dei carabinieri di Campiglia e San Vincenzo, degli uomini della Forestale di Venturina. Durante il blitz, le forze dell’ordine sequestrarono dagli uffici di via Alliata alcuni computer e vari documenti relativi alla palazzina nel bosco dell'hotel “I Lecci”. Francesco Angeletti, del Corpo Forestale, raccontò i dettagli della vicenda: «Dopo la nostra denuncia dell’aprile scorso - spiegò - ci sono state attività che hanno portato al sequestro penale dell’edificio e di alcuni fascicoli dagli uffici tecnici comunali, con perquisizioni su mandato della Procura. Sotto indagine sono la proprietà, la ditta costruttrice (a carico della quale, tuttavia, non è stato emesso alcun altro atto, visto che la concessione esiste) e due tecnici comunali. Stando alla situazione attuale, la giunta sanvincenzina non ha alcuna responsabilità giuridica. I reati accertati sono di tipo edilizio e ambientale. Ora tutto è nelle mani del Pm».

La palazzina. La palazzina all’interno del bosco di via della Principessa, denominata “Torretta”, doveva essere l’abitazione del guardiano dell’hotel.

cA fronte, tuttavia, dei 46 metri quadrati esistenti prima dei lavori (iniziati nel novembre 2010), gli interventi sulla struttura sembrano non aver portato ad un recupero a parità di superficie dell’edificio, ma ad un suo ampliamento fino a circa 150 metri quadrati, con un consistente danno alla duna e la costruzione di uno stradello abusivo nel bosco. Nell’estate 2011, attraverso due ordinanze, l’amministrazione comunale sanvincenzina decise prima di sospendere i lavori e, in seguito, di procedere alla demolizione parziale della struttura. Le indagini della Procura, tuttora in corso, mirano a capire a chi sia ascrivibile la responsabilità degli abusi edilizi e paesaggistici commessi in quel tratto di bosco.

Il documento ritrovato. Durante un consiglio comunale del 2011, emersero alcune novità sul caso. Il consigliere d’opposizione Nicola Bertini aveva trovato e mostrato un documento in cui si leggeva di una richiesta di condono dell’edificio denominato Torretta, non approvata nel 1990. Bertini disse che il piano strutturale prevedeva un ampliamento, all’interno del bosco di pertinenza dei Lecci, di 700 metri quadrati complessivi di superficie, corrispondenti a 30 persone in più, e che il progetto, tuttavia, prevedeva un ampliamento di 2.200 mq, corrispondenti a 28 camere e 56 posti letto in più. Bertini sostenne poi che il Progetto unitario d’intervento, strumento adottato dall’amministrazione, non fosse previsto e non esistesse in alcuna legge, e chiedeva che fosse realizzato un Piano attuativo. «Ma con un piano attuativo – disse Bertini - tutto avrebbe dovuto essere inviato alla Regione e si doveva approvare in consiglio comunale. Ecco allora che si è deciso di saltare tutto».

Il dirigente dell’urbanistica Filippi, presente a tale consiglio comunale, rispose che l’istanza di condono del 1990 era precedente al piano strutturale e alla norma urbanistica, e che l’errore commesso dagli uffici comunali era stato quello di considerare i 106 metri quadrati come esistenti. «Ma è un errore – disse Filippi - assolutamente ininfluente in termini urbanistici». Nel settembre 2011, Filippi disse che l’abuso era stato commesso dalla proprietà dell’hotel, e che essa doveva ripristinare le condizioni antecedenti gli abusi commessi. «Con questo – disse Filippi - non si intende che la costruzione dovrà tornare a essere di 46 metri quadrati, ossia la superficie che aveva prima degli interventi iniziati nel novembre 2010. Infatti, noi abbiamo concesso un’autorizzazione a costruire, fondata su autorizzazioni rilasciate da varie istituzioni, che prevedeva un recupero con aumento di volumetrie. Al momento, non so dire di quanti metri quadrati sarà ridotta la costruzione. Ciò che posso affermare è che gli abusi riguardano soprattutto il seminterrato e alcuni parti della costruzione difformi dal progetto».

A considerare l’amministrazione responsabile della vicenda - non giuridicamente, ma politicamente – furono Nicola Bertini del Forum e l’avvocato Davide Lera di San Vincenzo per tutti. Bertini considerò la delibera di giunta numero 213 del 28 settembre 2007 «la prima pecca» di tutta la vicenda. Secondo Bertini, in essa si permetteva che l’edificio raggiungesse 106 mq di superficie, mentre se ne potevano consentire solo 46. Bertini chiese alla giunta un’ammissione di responsabilità in un caso che tutti, secondo l’ex consigliere, conoscevano e avevano discusso varie volte in consiglio. «Non si sogni l’amministrazione – disse Bertini - di scaricare e abbandonare al proprio destino tecnici e dirigenti che fino a ieri stimava e appoggiava». Lera, dal canto suo, chiese e ottenne dall’allora sindaco Michele Biagi e da Bertini una conferenza dei capigruppo sul caso, in cui mise in evidenza quelle che anche per lui erano le «evidenti responsabilità dell’amministrazione». «Non vorrei – disse Lera – che ci si limitasse all’aspetto tecnico, sottacendo la responsabilità politica del caso. C’è una delibera del 2007 che lo testimonia, molti i consigli in cui ne abbiamo parlato. Scaricare le colpe sui tecnici mi pare un gesto semplicistico da parte dell’amministrazione, che deve chiarire quella che è stata una scelta politica. La gravità del comportamento politico sta soprattutto nel fatto che si sia dovuti arrivare al punto di far intervenire la Procura e le forze dell’ordine quando esisteva da tempo un’ordinanza di demolizione mai attuata».

dBiagi non rinnegò il progetto approvato dalla giunta nel 2007, «una scelta politica che confermiamo», disse l’allora sindaco. «Ma sulla questione della Torretta la politica non c’entra – chiarì Biagi -. Nel corso di questi mesi ho ripetutamente chiesto informazioni sulla situazione, chiarimenti che io stesso, puntualmente, ho sempre girato ai carabinieri di San Vincenzo. La giustizia farà il suo corso». E lo sta facendo da tre anni.

La relazione. Non si è riusciti a capire se la strada carrabile realizzata nel bosco, di circa 100 metri di lunghezza e 3,50 metri di larghezza (a sua volta indicata come un presunto abuso) doveva essere demolita con ripristino delle condizioni originarie. Fu il tecnico comunale Fausto Salti, nella sua relazione, ad aver annotato, fra i vari abusi, anche la costruzione della strada carrabile. Sempre nella sua relazione, Salti scrive che “le opere hanno comportato la realizzazione di un organismo edilizio diverso per caratteristiche tipologiche e planivolumetriche comportando la trasformazione in via permanente del suolo, realizzate in difformità al permesso di costruire”. Salti afferma poi che “non è stato possibile prendere le misure” dell’edificio sotto accusa “in quanto il cantiere è recintato e privo di persone”. Il fascicolo relativo al cosiddetto “ecomostro” è ancora in mano alla Procura di Livorno.

(Foto di Paolo Barlettani)

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