Il Tirreno

I bimbi della Bielorussia salutano Cecina

I bimbi della Bielorussia salutano Cecina

Diciotto gli ospiti per un mese di soggiorno al mare nella cornice di Villa Ginori a Marina

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CECINA. Si chiama Ljubljù, ti voglio bene, il progetto che dall’inizio di agosto ha coinvolto 18 bambini bielorussi ospiti di Villa Ginori a Marina, base logistica diretta dal colonnello Francesco Castrucci. I ragazzi, tra i sette e gli undici anni, rientreranno a casa mercoledì, felici per avere trascorso un mese al mare complice l’organizzazione dell’Ordine di Malta e la disponibilità dei parchi gioco della zona, che volentieri li hanno accolti per regalare loro una giornata di allegria.

Sabato sera, i saluti di rito e la musica dal vivo davanti alle autorità civili e militari. Mauro Casinghini, direttore nazionale del Cisom, il corpo italiano di soccorso dell’Ordine di Malta, ha preso il microfono per ringraziare chi, come il colonnello, ha contattato lo Stato maggiore permettendo ai bimbi di trovare un ottimo punto d’appoggio «per un’esperienza umana in un luogo fantastico immerso nella natura». Poche parole per raccontare la gioia con cui la comitiva ha trascorso un mese per la prima volta qui da noi. Castrucci, nel breve saluto introduttivo, ha ricordato che «per tutti è stato un piacere avere ospitato i bambini».

Il motivo per cui sono arrivati a Marina è semplice: la Bielorussia paga ancora il disastro nucleare di Chernobyl del 26 aprile 1986. Le conseguenze dell’incidente sono purtroppo note: Ljubljù, giunto alla sesta edizione, prova ad aiutare tante famiglie offrendo un soggiorno accompagnato da visite mediche che nelle settimane scorse si sono svolte all’ospedale di Cecina, nel reparto diretto dal professor Samuele Giuseppe Gragnani. Mercoledì torneranno a Minsk.

Casinghini e Gilda Venturini, i responsabili del progetto, hanno premiato per il non trascurabile sostegno Francesco Castrucci, il dottor Gragnani, il consigliere comunale Meris Pacchini quale rappresentante dell’amministrazione, il maresciallo dei carabinieri Fabio Pacchini e il capitano Tommaso Russo. Erano presenti anche il comandante della Guardia costiera Antonino Giannetto e il pediatra Marco Gucci, oltre agli insegnanti, agli interpreti e ai volontari. L’ospitalità, è scritto nella relazione ufficiale, è la cura migliore, perché i dati scientifici confermano che dopo un soggiorno di circa un mese in Italia per i bimbi la possibilità di ammalarsi di tumore o di leucemia, malattie collegabili alla radioattività, si riduce.

Michele Falorni

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