Gioco
«Nel fossato ribollivano gli idrocarburi»
Vada, residenti del villaggio Fanfani sul piede di guerra: «Per giorni ha emanato un odore acido». Prelievi di Arpat
VADA. Prima un odore acre, che a tratti ha reso l’aria irrespirabile. E poi l’acqua che sembrava ribollire a causa di una sorta di reazione chimica.
Residenti e turisti della parte nord del villaggio Fanfani (alle porte di Vada) in un primo momento, intorno a Ferragosto, non sono riusciti a capire cosa potesse causare quell’aria così acida. Poi hanno deciso di verificare se all’esterno delle loro case fosse accaduto qualcosa di strano. Uscendo, sono andati sugli argini del fosso che corre parallelo alle grandi tubazioni Solvay e dopo essere passato sotto via del Porto (la strada che conduce in zona Pietrabianca e al pontile dell’industria chimica), viene parzialmente interrati e poi torna a cielo aperto in mezzo alla vegetazione.
«Dal 14 - raccontano - molti di noi hanno avvertito un odore acido, quasi solforico. Si avvertiva su via del Porto e poi nella strada che conduce verso il complesso industriale dell’etilene, in certi momenti, a seconda del tipo di vento, l’aria era irrespirabile. Tanto che alcune notti abbiamo dovuto dormire con le finestre chiuse».
I bagnanti, impauriti, sono andati a verificare che cosa scorresse nel fossato che passa sotto via del Porto.
«Soprattutto i primi giorni - ricordano - si vedeva nitidamente una patina oleosa e scura sopra la superficie dell’acqua. Era chiaramente un materiale non usuale da trovare in un fosso, anche perché in certi momenti sembrava andasse come in ebollizione. Chiaramente si sarà trattato di una reazione chimica». E la cosa che più ha colpito i bagnanti sta in un dettaglio. Qqueste chiazze dentro al fossato non erano sempre uguali. «Stamani (ieri, ndr)- dicono - questo materiale formava una patina omogenea, il torrente sembrava quasi uno specchio».
I turisti non sanno a chi imputare questa “anomalia” delle acque del fossato che passa attraverso l’abitato del villaggio Fanfani, ma hanno il timore che possa essere legata alle vicine lavorazioni industriali.
Così, vedendo che il fenomeno non si attutiva, ieri mattina hanno segnalato la cosa all’Arpat, che intorno a mezzogiorno è andata ad effettuare i campionamenti delle acque del fossato.
La stessa Agenzia regionale protezione ambiente della Toscana fa sapere che effettivamente, da un primo controllo visivo, i materiali all’interno del torrente fossero compatibili con idrocarburi. Certo, adesso saranno necessari alcuni giorni perché Arpat possa analizzare i materiali prelevati e fare quindi chiarezza sull’episodio».
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