Il Tirreno

Il conte rivuole mezza Donoratico e cita in giudizio il Comune

di Manolo Morandini
Il conte rivuole mezza Donoratico e cita in giudizio il Comune

Castagneto, nuovo braccio di ferro del conte Walfredo della Gherardesca. Al centro della querelle i terreni dati in affitto a metà dell’Ottocento

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CASTAGNETO. Tre milioni di euro più gli interessi. La restituzione dei terreni, circa 350 ettari. E l’annullamento degli atti di affrancazione. In ballo, soprattutto, i destini di mezza Donoratico. E di chi in questo territorio ha messo su casa e lavoro. Torna a puntare i piedi il Walfredo della Gherardesca e a far causa al Comune di Castagneto. Sullo sfondo i contratti con cui a metà dell’Ottocento, nel 1849 e nel 1852 sulla scia dei moti contadini del 1848, furono concessi “a livello”, una forma di contratto d’affitto diffusa in epoca medievale, alcuni terreni dai nobili alla comunità castagnetana. La prima udienza si terrà alla sezione specializzata agraria del tribunale di Lucca il 31 ottobre. E rappresenta un secondo atto dopo la dichiarazione del tribunale di Livorno, a seguito di una precedente causa avviata da Walfredo della Gherardesca, cugino di Guelfo (il padre di Gaddo), nel 1992 sempre sulla stessa materia.

Dopo vent’anni, nel 2011, i giudici non si sono pronunciati nel merito della vicenda che all’epoca riguardava circa 750 ettari (ovvero l’intero asse ereditario) per la mancata estensione a tutti gli eredi della nobile casata. Adesso, invece, la strategia è quella di restringere il campo alla metà dei terreni. Tra i problemi rilevati, anche la mancata esatta individuazione delle particelle di terreno oggetto del contendere, quella esatta, attraverso la ricostruzione dei passaggi dalle carte del Catasto. Il nuovo ricorso ai giudici è stato notificato al Comune il 21 maggio scorso. Il conte chiede, in merito ai contratti enfiteutici stipulati nel 1849 e 1852, di pronunciare la devoluzione dei fondi enfiteutici in suo favore e a condannare l’ente al pagamento dei canoni enfiteutici e di affrancazione relativi ai predetti fondi, nonché al risarcimento dei danni subiti. In pratica, dal 1975 il Comune avrebbe cessato di corrispondere a un ramo della famiglia dei conti della Gherardesca il canone di affitto dei terreni. I livelli, infatti, prevedevano la cessione delle preselle di terreno a fronte di un canone, all’epoca era definito in saccate di grano, che in parte veniva girato ai della Gherardesca e la restante quota trattenuta dalla Comunità di Castagneto, poi divenuta Comune. Una pratica che si è interrotta nel 1957.

A Donoratico tutto parla Gherardesca, antichi signori di Castagneto. E Walfredo, che porta il nome del fondatore del feudo, non ci sta ad abbassare la guardia. Del resto, che non si tratta di un capricco lo conferma anche il sindaco Sandra Scarpellini: «La vicenda ha un suo fondamento di verità. Ci sono terreni su cui negli anni furono eseguite le affrancazioni per liberarli da questo vincolo del canone e altri su cui ciò non è stato fatto». Ma entrando nello specifico tutto si fa più nebuloso. «C’è da capire anche in che misura Walfredo della Gherardesca è l’effettivo erede di quanto rivendica». A chiarire le difficoltà di procedere a ritroso nella storia dei passaggi di proprietà e frazionamenti dei terreni è l’assessore all’urbanistica Giorgio Badalassi: «I fondi catastali sono molteplici ma nello specifico è difficile capire quali particelle sono interessate. Nella precedente querelle al tribunale di Livorno il consulente tecnico d’ufficio stimò una spesa di 50mila euro per la ricostruzione della storia catastale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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