La manifestazione
Leonetti riscrive la pagina dimenticata dei 100 alpini ribelli
Ingegnere con la passione per la storia contemporanea Da 10 anni pubblica le sue ricerche: «Sono un autodidatta»
CECINA. Di professione fa l’ingegnere, per passione lo scrittore di storia contemporanea. Damiano Leonetti, 53 anni e da sempre un interesse per il Risorgimento e le vicende del Novecento, ha al suo attivo una trentina di pubblicazioni tra articoli, contributi e libri. È arrivato a Cecina nel 1993 da Lajatico – dove è andato a scuola con Andrea Bocelli – e ha insegnato topografia per 5 anni all’Istituto Gemelli prima di occuparsi di progettazione antisismica come ingegnere civile. Ha iniziato le ricerche storiche «da autodidatta assoluto», e da dieci anni pubblica regolarmente articoli e volumi.
Predilige la prima guerra mondiale e gli aspetti sociali e umani delle vicende belliche come nel libro “Le crocerossine nella Grande Guerra” e perfino quelli comici, al centro de “Il menù del Pissandolo. L’ironia del telegrafista Giovanni Ambroso”. L’ultimo libro, uscito a primavera, mette in luce un episodio che incrina il mito di integrità degli alpini: un nucleo di un centinaio si ribellò in Cadore durante la Grande Guerra, fu processato e condannato per disobbedienza o diserzione. Per una serie di fortunate vicende nessuno venne fucilato come prevedeva il Codice penale militare, ma questo episodio sorprendente era sconosciuto o comunque non era mai stato raccontato. “Alpini alla sbarra” (Editore Gaspari) è frutto di ricerche serrate all’Archivio di Stato e all’Archivio dello Stato Maggiore dell’Esercito, tra cronache e diari militari, testimonianze e atti processuali.
Il ritrovamento del fascicolo del processo ha permesso a Leonetti di scrivere un capitolo di storia inedito. «Stavo studiando in archivio i documenti del 1915 quando è spuntato un processo a mezzo battaglione di alpini – racconta – due compagnie mandate al massacro a giugno e luglio contro gli austriaci, a ferragosto dovevano fare un nuovo attacco e si rifiutarono di combattere. Il giorno prima avevano perso un ufficiale di valore. Erano un centinaio e dopo 11 giorni furono processati dal tribunale militare. Ho trovato gli atti del processo. Furono ridotti a 67, di questi 28 furono condannati ma solo due alla fucilazione, poi tramutata in galera e lavori forzati. L’amnistia del 1916 li salvò tutti».
Nel processo si distinse il presidente del tribunale, il generale Giacinto Ferrero, che ha ispirato il romanzo di Emilio Lussu “Un anno sull’Altipiano” da cui Francesco Rosi ha tratto il film “Uomini contro”. «Ferrero è sempre dipinto come un macellaio, ma in tribunale difese gli alpini e li salvò dalla fucilazione – prosegue Leonetti – la sua figura è riabilitata da questo episodio. Secondo me non è mai stato raccontato perché il 1915 è un anno di sconfitte e gli storici lo hanno studiato poco, poi perché gli alpini sono un mito e non vengono mai attaccati». Invece lo scrittore ha anche ricostruito le storie dei 28 condannati. Tra queste la vicenda di Giovanni Lachello, raccontata dalla figlia, che ha scoperto un padre disobbediente grazie all’incontro con Leonetti. Il libro è in concorso al Premio Cortina, al Premio letterario della montagna e a “Duemila libri” di Gallarate. Dal 16 agosto viene presentato durante tre settimane di iniziative in Cadore al Passo della Sentinella, nell’anniversario dei fatti del 1915.
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