Il Tirreno

Becherucci e il suo Cammino di Santiago

Grande appassionato di trekking, il pensionato castiglioncellese ha percorso 775 km in 31 giorni

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CASTIGLIONCELLO. Da Castiglioncello a Santiago di Compostela. Questa l'impresa che Giovanni Becherucci, ex dipendente Solvay in pensione, grande appassionato di trekking, ha covato a lungo ed ha portato a termine in terra di Spagna. Sono molti coloro che si confrontano con il Cammino di Santiago, ma pochi quelli che compiono l'intero percorso tutto in una volta, senza soste, e per di più in solitaria. Si tratta infatti di camminare in pratica per un mese intero, dormendo negli albergues, una sorta di ostelli organizzati tipo rifugio di montagna, e utilizzando per ogni propria necessità il solo contenuto dello zaino. Il viaggio, che ha per qualcuno il carattere del pellegrinaggio, per altri ha anche quello dell'impresa sportiva. Per Giovanni il percorso è iniziato in terra francese a Saint Jean pied de Port, paesino ai piedi dei Pirenei, quindi la prima tappa è stata lo scavalco dei Pirenei stessi, al valico di Roncisvalle, poi attraverso Pamplona, Burgos, Leon fino a Santiago di Compostela e con arrivo al faro di Finisterre, in faccia all'oceano Atlantico. Si tratta dell'attraversamento, in pratica, di tutta la parte settentrionale della penisola Iberica. I chilometri percorsi da Becherucci, debitamente accertati e certificati nella Compostela, che è il documento che la Cattedrale di Santiago rilascia a chi percorre il "Cammino", sono stati 775 ed i giorni di marcia consecutivi 31.

Nel finale è stato raggiunto dall'amico Massimiliano Parolin, un parà della Folgore, che lo ha tra l'altro assistito nella preparazione e lo ha accompagnato ed aiutato nel finale quando, come racconta lo stesso Becherucci, «sono emerse le conseguenze di una vecchia frattura alla caviglia, che hanno richiesto tra l'altro l'intervento di un medico, ottenuto senza la minima difficoltà, ed il ricorso ad antidolorifici». Il percorso è stato effettuato quasi tutto in solitaria, anche se, come ci dice Becherucci, «sul Cammino quasi mai si è soli, anzi, uno degli aspetti più gratificanti è proprio il rapporto che facilmente si instaura con gente di ogni età, di ogni estrazione sociale e di ogni provenienza». Lui ha fatto amicizia con giovani ed anziani, laici e religiosi, con scout, con persone spagnole, messicane, australiane, francesi, russe, coreane e con molti italiani. Il "Cammino", nonostante la sua lunghezza, è segnalatissimo e dovunque si trova da mangiare e da dormire. Becherucci, che è anche coordinatore dell'attività di trekking dell'Università della Terza età, Unitre di Rosignano, conta di tornare sul "Cammino", magari con i propri "studenti", ovviamente con un programma ridotto, anche se per il momento dice che ha solo una gran voglia di riposarsi e di dormire in un letto vero.

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