Il Tirreno

Tripesce, 14 anni senza lavori «Il torrente va messo in sicurezza»

di Andrea Rocchi
Tripesce, 14 anni senza lavori «Il torrente va messo in sicurezza»

C’è un progetto per la cassa di espansione fermo in attesa di mettere d’accordo i vari enti A settembre riparte la conferenza dei servizi, ma la Mazzanta non può più attendere

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ROSIGNANO. «Bastava poco così che a Vada poteva succedere come a Marina di Bibbona». La preoccupazione, alla Mazzanta, che il Tripesce possa prima poi far la voce grossa ed esondare, è tanta. I primi a lanciare l'allarme sono i tanti imprenditori, commercianti ed operatori turistici che hanno attività qui. E che dopo lo spauracchio di mercoledì scorso, quando le acque del torrente si sono gonfiate a dismisura, straripando all'altezza del ponte sull'Aurelia, invocano con urgenza misure di contenimento. Quelle casse di espansione di cui si parla da 14 anni, e che restano al momento un progetto sulla carta tra tante incertezze. Tanto che la Regione Toscana, recentemente, ha inserito l'opera come prioritaria tra quelle in netto ritardo sulla tabella di marcia e per le quali l'ente attuatore (il Consorzio di Bonifica) sarebbe addirittura a rischio commissariamento.

Un intervento urgente, per mettere in sicurezza il torrente, impantanato da anni di discussioni, revisioni, prescrizioni, attese di finanziamenti e sui cui lavori - annunciati più volte come imminenti - restano sospesi tanti punti interrogativi. Già nel 1998 fu fatto un intervento, quelli precedenti di una cera consistenza risalivano addirittura al 1970, per la ricalibratura del Tripesce. Avrebbe dovuto consentire una miglior tenuta nella stagione delle piogge. Così, però, non fu. Dal 1999 al 2006, con una certa cadenza, ci sono state parziali esondazioni del torrente. Finchè non si decise di mettere fretta ad un progetto più corposo che avrebbe dovuto garantire la sicurezza del torrente attraverso della casse di espansione.

La prima stesura prevedeva un intervento finanziario di oltre 4 milioni con uno sbancamento di 22 ettari. Il secondo progetto, rivisto e corretto, oltre a cosare decisamente meno (un milione e 600mila euro) faceva riferimento ad una cassa di espansione di quasi il doppio di dimensioni (40 ettari) senza modifiche del terreno circostante. Nonostante ci fosse già l'okay dell'Autorità di Bacino, il piano per mettere la "museruola" al Tripesce non è mai decollato in attesa di una serie di pareri che sono arrivati col contagocce e con prescrizioni e cavilli che ne hanno allontanato la realizzazione. Nel 2007 si parlava di un'arginatura ci circa 1,10 metri ma anche della risagomatura degli argini a monte del torrente. Ad oggi, però, passati altri sette anni, tutto tace. C'è stata - è vero - la riorganizzazione dei consorzi di bonifica - con l'accorpamento dei tre enti (Colline Livornesi è stato assorbito in Toscana Costa) che può aver aggravato i ritardi, ma il tempo trascorso da quando si cominciò a parlare dei lavori ad oggi è davvero tanto, e l'intervento, con gli anni, è diventato non più derogabile. Urgentissimo.

Tra l'altro si trattava di un'opera in parte finanziata con un contributo regionale (poco meno di 600mila euro) e con uno stanziamento del comune di Rosignano. Oggi, coi costi che saranno sicuramente aumentati, c'è il forte rischio che anche questi contributi possano prendere il volo. Una cosa certa, in un quadro di grande incertezza, è che i primi di settembre ci sarà una nuova Conferenza dei Servizi che metterà al tavolino tutti i rappresentanti degli enti interessati. Si dovranno sciogliere alcuni nodi (tra cui una prescrizione stabilita del Comune di Cecina) che rallentano la cantierabilità dell'opera. Un intervento fondamentale anche alla luce degli investimenti previsti a sud di Vada. Per mettere in sicurezza 5 campeggi, un'altra serie di attività ed un quartiere, la Mazzanta, che se il Tripesce rompe gi argini rischia veramente di finire sott'acqua.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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