Il Tirreno

Il calcio tra aneddoti e soprannomi

Il calcio tra aneddoti e soprannomi

Nel suo nuovo libro scritto con Furio Zara l’avvocato cecinese Nicola Calzaretta racconta i grandi campioni partendo dai loro nomignoli

3 MINUTI DI LETTURA





Con Furio Zara, firma del “Corriere dello sport”, l’avvocato Nicola Calzaretta ha scritto per l’editore Rizzoli “L’abatino, il pupone e altri fenomeni. Tutto il calcio soprannome per soprannome”, dove “l’etichetta” identifica non solo un nome e un cognome, ma un modo di pensare e di essere.

Calzaretta è uomo di sport e, con Zara, ha attinto alla principale delle fonti: la conoscenza della materia, sostenuta dall’interesse e dalla ricerca negli archivi personali, dalla curiosità e dal confronto continuo, verificando poi il lavoro svolto su internet. La rete, però, come semplice stampella e non come risorsa primaria. «Una pubblicazione sul tema non c’era – dice Calzaretta – e così abbiamo deciso di scriverla partendo dai soprannomi. A chi è destinata? A un pubblico trasversale, che va dal lettore classico all’adolescente curioso e interessato, senza trascurare gli addetti ai lavori e gli stessi protagonisti». Non a caso, alla fine esiste un indice dei nomi, affinché chi sfoglia queste pagine per rinfrescare la memoria vada a colpo sicuro.

Nicola, di professione avvocato, è titolare sul Guerin Sportivo della rubrica Amarcord, è stato opinionista in televisione per Raisport (“Pomeriggio da campioni”), invitato a “Quelli che il calcio” e ospite a Sky dal giornalista Alessandro Bonan.

Dal libro di Furio Zara e Nicola Calzaretta, dal titolo “L’abatino, il pupone e altri fenomeni. Tutto il calcio soprannome per soprannome” edito da Rizzoli.

ECCO ALCUNI SOPRANNOMI

Coniglio bagnato: così l’avvocato Gianni Agnelli soprannominò Roberto Baggio, poiché vedendolo in televisione gli sembrò che la sua faccia fosse simile a quella del simpatico animale. Altri lo soprannominarono Divin Codino.

Paul Newman: questo il soprannome del viareggino Marcello Lippi, allenatore della Juve e della Nazionale, per la grande somiglianza con l’attore americano.

Veleno: così la mamma di Benito Lorenzi, punta dell’Inter negli anni 50, chiamava il figlio, perché era un discolo nato.

Roccia: soprannome che il livornese Armando Picchi affidò a Tarcisio Burgnich, difensore roccioso dell’Inter, famoso per non avere mai perso un contrasto.

Putto: il ragazzo che giocava guardando le stelle è il centrocampista della Fiorentina Giancarlo Antognoni, così chiamato perché come pochi giocava a testa alta da vero regista.

Zar: Così i tifosi del Bari battezzarono Igor Protti, capocannoniere a Bari e grande centravanti del Livorno.

Lupetto: soprannome di Graziano Mannari, punta rossonera e primo calciatore-paninaro, capace però di segnare allo stadio Santiago Bernabeu.

Cotenna: così era chiamato Aldo Agroppi, cuore granata duro appunto come una cotenna a cavallo tra gli anni Sessanta e i Settanta.

Acciuga: per la verità Acciughino, ma con l’età a Massimiliano Allegri hanno cambiato anche il soprannome, dovuto alla sua magrezza di bambino.

Batigol: anche Re Leone, certo. Ma Gabriel Batistuta resterà per sempre nei cuori viola per il fiuto del gol e la capacità di inventarsi scene di esultanza degne di un film.

Squalo: soprannome appiccicato al livornese Enio Bonaldi per come, negli anni 90, si buttava nelle aree di rigore, a occhi chiusi e senza pensarci troppo.

King kong: così il difensore della Juventus Giorgio Chiellini, nato calcisticamente a Livorno, è stato battezzato per l’esultanza a pugni sul petto tipica del gorilla, protagonista di film di successo non solo al cinema.

Il Papa: soprannome di Giuseppe Papadopulo, allenatore capace di partire da Cecina e arrivare in serie A che, in realtà, era un duro della panchina specializzato in salvezze.

Uccellino: il giornalista de “La Nazione” Beppe Pegolotti battezzò così l’attaccante svedese di Milan e Fiorentina, Kurt Hamrin, per via della corporatura esile, l’agilità e la velocità.

Pablito: merito del giornalista Giorgio Lago se Paolo Rossi, all’epoca attaccante del Lanerossi Vicenza, divenne Pablito. Siamo nel 1978, il Mondiale argentino sarà la sua vetrina e quello spagnolo di quattro anni dopo lo consacrerà capocannoniere e campione.

Coyote: detto anche Schizzo, Marco Tardelli ha scritto un capitolo di storia del calcio. Coyote perché di notte, prima delle partite, non dormiva. Come il Ct Enzo Bearzot che gli affibbia il soprannome.

Dottor Divago: conosciuto anche come Tacco di Dio, il centrocampista brasiliano (e laureato in medicina) Socrates rimane ancora oggi nella memoria di molti. I tifosi della Fiorentina lo battezzarono così perché secondo loro era sv

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa