Il Tirreno

L'INCHIESTA

Processo a San Marino per l’origine dei soldi di Fedele

di Manolo Morandini
Processo a San Marino per l’origine dei soldi di Fedele

Dopo il sequestro di 1 milione di euro e il rinvio a giudizio dei mesi scorsi il 28 ottobre la prima udienza Alla sbarra con la moglie: dovrà giustificare il denaro sui conti della Banca del Monte Titano

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CASTAGNETO. Qual è l’origine di quei 457.900 euro depositati sul conto della Banca di San Marino Spa? Gli inquirenti della Repubblica del Titano continuano a chiederlo a Michelangelo Fedele, 68 anni, residente a Donoratico. E la domanda, dopo il rinvio a giudizio disposto dal commissario della legge, arriva nelle stanze del palazzo di giustizia della Repubblica del Titano dove il 28 ottobre si aprirà il processo a carico di Fedele e di sua moglie, Giuseppina Zambardino, 57 anni. Per lui l’imputazione è di possesso ingiustificato di valori mentre la moglie è imputata di riciclaggio in concorso con il marito.

Oltre un milione di euro è stato congelato dal commissario della legge su un conto della Banca di San Marino Spa, a fronte del provvedimento di sequestro cautelativo dell’inizio di marzo di quest’anno. E ciò a seguito dell’inchiesta partita dalle segnalazioni dell’Agenzia di informazione finanziaria all’autorità giudiziaria.

Il controllo. Il primo controllo risale al marzo del 2009. L’istituto di credito deve assolvere agli obblighi di adeguata verifica della clientela. Ovvero, verificare la congruità dei valori amministrati rispetto alle fonti di reddito del cliente. Fedele dichiara di essere un imprenditore agricolo e che l’apertura del rapporto bancario è per degli investimenti. Gli inquirenti, però, hanno più di un dubbio sull’attività del correntista e su quella della moglie, che risulta casalinga. Verificano che tutti i rapporti sono stati alimentati esclusivamente con versamenti in contanti. E così per i prelievi. Somme che non appaiono congrue rispetto alle attività economiche di Fedele e della moglie. A non convincere è anche la modalità operativa: gli accrediti e i prelievi sono solo in contanti e per questa via si perdono i riferimenti tra l’origine e la destinazione delle somme.

L’indagine. L’indagine è tutta sanmarinese ma a rafforzare le ipotesi di reato per gli inquirenti sono gli elementi raccolti tramite rogatoria dall’Italia. A pesare sono i precedenti dell’uomo a carico del quale risultano condanne, tra il 1983 e il 2001, per i reati di sequestro di persona, ricettazione ed estorsione. E anche l’ingente patrimonio immobiliare che non troverebbe giustificazione nell’attività dichiarata da Fedele: oltre cento immobili di proprietà, tutti in provincia di Livorno. Da qui l’imputazione per possesso ingiustificato di valori ai sensi dell’articolo 199-ter del codice penale sanmarinese. La moglie, invece, deve rispondere di riciclaggio, 199-bis, perché in concorso con il marito ha depositato in un libretto al portatore, in un conto corrente e in un deposito titoli accesi presso Banca di San Marino, un totale di 1.128.501 euro ritenuti dagli inquirenti il provento dei reati commessi dal marito. E che stando all’ipotesi dell’accusa veniva trasferita, sostituita ed occultata proprio per impedire che venisse accertata l’origine criminosa.

I tre conti. Il rapporto con la Banca di San Marino viene stretto da Michelangelo Fedele nel gennaio del 1999, con l’apertura di un libretto di deposito al portatore. E a distanza di due giorni di un conto deposito titoli. Mentre in seguito, nel 2002, viene acceso un conto corrente. E nello stesso anno c’è la delega ad operare sui conti alla moglie Giuseppina Zambardino. Più di quattro ore in auto. Sono 363 i chilometri che separano Castagneto dal Monte Titano. Ed è una strada che Fedele e sua moglie percorrono almeno diciassette volte nell'arco di dieci anni. La prima operazione di versamento è del gennaio 1999 e l'ultima risale al 2008, per un totale di 1.128.000 euro. Soldi utilizzati per investimenti in titoli, che hanno fruttato oltre mezzo milione di euro, e per una decina di prelievi, sempre in contante, per un totale di 1,1 milioni di euro, tra l'ottobre del 2002 e settembre del 2010. Fedele ha continuato ad operare sui conti fino ai primi mesi di quest’anno. Ed è proprio per le movimentazioni recenti, dato che le norme contestate sono entrate in vigore a partire dal 2008, che vengono mosse le accuse.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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