Il Tirreno

«Il turismo è in crisi? Facciamo autocritica»

«Il turismo è in crisi? Facciamo autocritica»

La provocazione di un giovane imprenditore di Marina apre un dibattito «Diciamo la verità: non riusciamo a far squadra, curiamo solo il nostro orticello»

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CECINA. Di chi è la colpa se il turismo è in crisi? Anche un po’ nostra, di chi il turismo lo fa. Poche righe scritte su Facebook capaci di aprire una discussione importante. Tra gli addetti ai lavori e non solo. Di Cecina e di altre zone della Toscana: dell’Elba e di Follonica, ad esempio. La “provocazione” ma soprattutto l’autocritica, una riflessione lucida sull’andamento fiacco della stagione, arriva da un giovane imprenditore di Marina, Niccolò D’Andrea, 30 anni, uno dei titolari del Tornese, in prima fila nel Ccn (di cui è stato presidente), animatore della nuova generazione degli imprenditori turistici marinesi che si sono dati da fare anche nell’ultima campagna elettorale. D’Andrea non è nuovo a questo tipo di “provocazioni”. Qualche mese fa è riuscito ad aprire un dibattito a 360 gradi sul lavoro nel turismo, puntando il dito contro troppi giovani fannulloni. Ora ci riprova. Ma stavolta lancia il sasso nel ”suo” stagno. «Quest'anno Marina soffre, inutile negarlo - scrive -. Sono abituato fin da piccolo a valutare la stagione in base ai cartelli affittasi e alle persiane chiuse, è un metodo quasi inconfutabile. Non serve più a nulla negare l'evidenza, crolla il numero di presenze, crolla la capacità di spesa del pubblico. Uno dei motivi principali è l'avanzamento della concorrenza. Nel settore della famiglia media, nostro core business, siamo stati superati non solo dai diretti concorrenti della costa etrusca (lo dicono i dati) ma anche da destinazioni italiane in forte ascesa come, per esempio Riviera del Conero, Puglia, Sicilia.

«Non siamo nemmeno l'ombra sbiadita della Marina storica degli anni migliori ma nemmeno quella di 6/7 anni fa. Purtroppo o per fortuna, il turismo è indipendente dalla crisi. In ogni epoca, per ogni mercato in discesa (vedi l'Italia), in Europa o nel mondo, c'è un mercato in ascesa. Un esempio: se ora stai ad aspettare i tedeschi stai sbagliando tutto. L'est ha potere di acquisto, se il tuo sito non è tradotto in ungherese, russo e polacco sei indietro. Da chi dipende? Domanda difficile. Se da una parte siamo incappati in amministrazioni comunali, provinciali e regionali imbarazzanti (una bestialità: i nostri uffici turistici prendono commissioni sulle prenotazioni come agenzie di viaggio) dall'altra va sottolineata una totale impreparazione di tanti imprenditori. Non si mettono d'accordo sugli orari, non accendono le insegne e non danno 5 euro per 3 palloncini. Ho passato gli ultimi 4 anni con l'Associazione marinese sperando di fare del bene. Cosa ricevi in cambio? "Te fai spettacoli in piazza perchè sono davanti alla tua struttura" , "Decidi tutto te", "Guadagni con i soldi degli altri commercianti", "Se fai uno spettacolo mi crei un danno", "Ti do 50 euro se mi metti il filo della luminaria qui davanti". Ora comincio a guardare al mio orticello, un po’ come fanno tutti».

Insomma Marina soffre. Un problema che tocca tutti da vicino. Il dibattito che è seguito alla riflessione di D’Andrea lo conferma. Decine i commenti. Tutti puntano il dito contro l’individualismo, «ognuno pensa al proprio orticello – scrive Luciano Lo Squalo -, tutto questo fa il gioco delle amministrazioni comunali che se ne fregano del turismo non avendo nessun pungolo da parte degli imprenditori della zona». «Si parla di decoro e abusivismo, temi che dovevano essere oltrepassati da anni, siamo rimasti indietro – aggiunge Niccolò D’Andrea - il problema non sono i prezzi, è la qualità delle strutture e dei servizi. Ci vuole una svolta, subito». Si chiede un piano innovativo e norme precise per stabilire orari di apertura, per tutti uguali. Un ente che sorveglia e garantisce servizi a 360° almeno, ma non solo, in alta stagione. «L’offerta degli appartamenti in affitto - scrivono alcuni - è inadeguata, sono ancora attrezzati come negli anni ’60, letti vecchi, niente elettrodomestici».

«Spazzare il proprio orticello è quello che i commercianti fanno da sempre, perlomeno da noi - scrive Lucia Castellacci –. Non si riesce a fare squadra forse perché, da sempre, ognuno ha dovuto provvedere per proprio conto, senza che chi è preposto abbia mai fatto un piano dettagliato per commercio e turismo per il territorio. Dove non c'è programmazione c'è il caos». (d.v.)

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