Il Tirreno

«Volere la legalità non è razzista»

«Volere la legalità non è razzista»

Le associazioni di categoria replicano a Sel sul sit-in contro l’abusivismo

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CECINA. «Il sit-in era contro l’illegalità, contro l’abusivismo, il lavoro sommerso e contro il razzismo. Essere fuori regola non ha né colore né nazionalità. Non si possono reclamare, o concedere, dei diritti se, al tempo stesso, non si è pronti e disposti a rispondere ai doveri relativi». Così le associazioni Confesercenti, Confcommercio, Confartigianato, Cna, Ccn Cecina mare e Ccn Cecina centro difendono il loro sostegno all’iniziativa promossa da Enrico Vanni a favore della legalità che si è tenuta lo scorso 22 luglio in risposta alle prese di posizione critiche di Mauro Bini di Sel.

«Ci auguriamo che per Sel non sia ancora valida l’equazione lavoratore autonomo uguale ladro, negando agli artigiani e commercianti il diritto di esprimersi e di tutelare il proprio lavoro – affermano –. Se poi Bini vuole rendersi conto dello stato del commercio, basta che apra un’attività nei numerosi fondi vuoti in pieno centro».

Le associazioni tornano sui contenuti della manifestazione di piazza. «Lo svolgimento di qualsiasi attività commerciale ed artigiana deve sottostare a delle regole stabilite dallo Stato, che devono essere uguali per tutti, indipendentemente dalla provenienza geografica o dal colore della pelle di chi le svolge». E aggiungono: «Ci è arrivata una accusa gravissima e inaccettabile quando Bini ha detto: “È stata solo apparenza e un mettersi a posto la coscienza”. Noi facciamo sul serio. Non siamo più disposti ad accettare proditorie, ingiuste e inqualificabili accuse di razzismo. Adesso basta. Il razzismo con questa iniziativa non c’entra proprio nulla e se fossimo, gratuitamente, accusati per la terza volta di razzismo valuteremo legalmente la questione».

Chiedono più attenzione. «L’integrazione passa anche dal rispetto della legge. A meno che chiedere il rispetto della legge non sia da razzisti. Razzista è chi non si rende conto di quanto sia degradante cercare di guadagnarsi da vivere stendendo merce di provenienza illegale sopra un lenzuolo e preferisce continuare a mantenere in essere una situazione che lede evidentemente la dignità stessa della persona».

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