Il Tirreno

«La mammografia? Venga tra un anno»

Per una ecografia servono più di sei mesi. Il direttore generale dell’Asl 6 Eugenio Porfido a caccia di soldi in Regione

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CECINA. Il medico di famiglia vi ha suggerito una mammografia, dicendovi che non c’è urgenza ma che un controllo sarebbe meglio eseguirlo? Per non coltivare l’ansia nell’attesa vi conviene fare un bel pieno al bancomat e rivolgervi a un centro privato, perché per sostenere l’esame all’ospedale di Cecina dovreste aspettare 308 giorni. È il tempo record di una lista di liste d’attesa a sua volta da record, che oggi tristemente vanta l'ospedale cittadino e che caratterizza tutta l’Azienda sanitaria 6 di Livorno.

E se anche fosse vero quanto sussurra radio-ospedale, e cioè che il direttore generale Eugenio Porfido già questa settimana potrebbe alzare finalmente le braccia al cielo e annunciare vittoria nella battaglia intrapresa da mesi con la Regione per avere finanziamenti con cui tentare di abbattere la maxilista, resta il fatto che la polaroid scattata oggi dai dati forniti dall’Asl 6 è sconfortante e da sola è in grado di spiegare il comune sentire di tanti nei confronti di un sistema sanitario sempre più spesso criticato e mal visto.

Perché se la mammografia vince lo scudetto dei tempi biblici, sul podio delle attese che superano abbondantemente i sei mesi ci stanno anche la spirometria (265 giorni), l’ecografia (256 giorni per quella osteo articolare, 235 per la cutanea, e altri importanti esami diagnostici come la Tac all’addome (223) o la risonanza al cervello (204).

Tempi raddoppiati. In effetti, come si può notare dalla tabella qua sopra, le prestazioni fornite nel presidio di Portoferraio sono quelle in cui l’attesa è minore e che soprattutto contribuiscono ad abbassare la media aziendale, che resta tuttavia fuori dagli standard regionali in 50 casi su 59. Una situazione ormai insostenibile, che nel tempo è andata per la maggiorparte peggiorando. Un esempio? Nel 2013 per la solita mammografia a Cecina servivano 180 giorni (3 volte i tempi massimi previsti dalla Regione), oggi ce ne vogliono centoventotto di più (5 volte fuori dagli standard), mentre i 17 giorni necessari per una visita dermatologica sono raddoppiati (35). Non va meglio sul fronte della cardiologia: per una visita il tempo medio d’attesa del 2013 di 54 giorni adesso è lievitato a quota settanta. Per una visita dal gastroenterologo invece l’Asl segna un punto a suo favore col dimezzamento dei tempi d’attesa: dai 35 giorni del 2013 agli attuali 17.

Colpa dei tagli. Che cosa è successo negli ultimi due anni? Secondo i sindacati il taglio continuo del personale e delle risorse è alla base dell’allungamento delle liste. Ed è lì che il direttore generale dell’Azienda sanitaria Porfido ha spiegato di aver mirato la sua battaglia. «In Regione stiamo definendo una quota che dovrà servire per l’abbattimento delle liste. Io sto cercando di portare a casa più soldi possibili – ha spiegato il direttore generale al Tirreno –. L’operazione che ho disegnato è sviluppata in due step: il primo prevede l’abbattimento delle liste attuali con forze in più che avremo attraverso risorse regionali. Dopo di che il mantenimento di un livello adeguato dei tempi d’attesa dovrà avvenire con assunzioni e sarà facilitato dall’arrivo della nuova Tac del pronto soccorso previsto ad inizio dell’autunno e dall’attivazione della scuola di ecografia aziendale che da settembre contribuirà a ridurre il peso sul settore radiologico».

Le urgenze in 72 ore. Attenzione: come spiega l’Azienda sanitaria per le patologie di tipo oncologico sono attivi percorsi specifici, mentre per gli esami ecografici, gli ecodoppler vascolari, le Tac e le risonanze esistono i protocolli “H 72”. Significa che quando il medico di famiglia ha sospetti di gravi patologie può indicare la priorità e gli esami prendono una corsia preferenziale con esecuzione entro tre giorni. Ciò non toglie però che in tanti casi, la maggiorparte, se anche non c’è l’urgenza, cento, duecento o trecento giorni rappresentino un’attesa inaccettabile per chi ha comunque bisogno di un accertamento sanitario. E d’altra parte gli standard regionali lo dicono chiaramente. Ponendo però una domanda: perché davanti a certi dati si è continuato a tagliare?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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