Il Tirreno

Il tabernacolo di San Vincenzino, emblema del pacifismo

CECINA. La storia di una città può diventare fondamentale per raccontare al futuro ciò che è stata, quando le raffigurazioni dei simboli visivi che gli appartengono, riescono a far leggere i tempi...

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CECINA. La storia di una città può diventare fondamentale per raccontare al futuro ciò che è stata, quando le raffigurazioni dei simboli visivi che gli appartengono, riescono a far leggere i tempi delle trasformazioni di un territorio. E' l'esempio lasciato dal dott. Ivo Arzilli, Presidente del Circolo Culturale "Il Fitto", il quale riteneva l'insieme di tante microstorie la ricomposizione della nostra storia locale. Secondo questo concetto acquisito dagli studiosi, il ripristino a Cecina del "Tabernacolo di S. Vincenzino" nell'attuale ricorrenza del 2°Centenario del Congresso di Vienna (dall'autunno 1814 al giugno 1815), fa immaginare quanto nella nostra epoca possiamo raccontare la conoscenza del passato.

Peraltro, dalle fonti d'archivio, la presenza del Tabernacolo risale al 15 ottobre 1815, in occasione del frazionamento dei lavori occorrenti al mantenimento della vecchia Strada di Marina (Via Ginori), con la denominazione Tabernacolo di Vincenzo Ferrer. Per cui, il diminuitivo "S. Vincenzino" era stato assunto dal luogo omonimo, rispetto a S. Vincenzo diacono, e martire del 305 d.C. Infatti, Vincenzo Ferrer, nato a Valencia nel 1350 (a circa 28 km. da Sagunto), e morto a Vannes in Bretagna nel 1419, aveva percorso tutta l'Europa per far giungere a termine la guerra dei cent'anni fra l'Inghilterra e la Francia. Il frate dalle vesti bianche, dell'Ordine di S. Domenico, nel nuovo contesto conciliatore del Congresso di Vienna, dopo l'epoca dei grandi sconvolgimenti di Napoleone in Europa, ritornò la figura più simbolica per le sue lungimiranti predicazioni. E mentre la Toscana era ritornata granducale dopo la forzata annessione all'Impero Francese, dal 1808 al 1814, allineandosi alle quattro potenze vincitrici, Austria, Prussia, Russia e Inghilterra con l'idea della rinascita politica nello spirito del cristianesimo: a Cecina, S. Vincenzino, rappresentava il nuovo emblema del pacifismo, prima delle grandi trasformazioni della Maremma. Nonostante l'esecutore dell'opera abbia lasciato i suoi misteri, dette l'indicazione ad un luogo già conosciuto dal 1700 dai geografi toscani, per la presenza di reperti archeologici affioranti.

Il Tabernacolo, posto centrale alla Villa Romana di S. Vincenzino, risultava distante dall'attuale Soggiorno Militare circa mt. 1929, e circa mt.238 dall'incrocio fra la vecchia Strada di Marina e la Via Aurelia, che allora dal ponte del fiume si incurvava fino al disotto del Casone del Paduletto. Con tutto ciò non resta alcun dubbio su di una accoglienza vocata alla pacificazione, rivolta ai passanti di ogni direzione, ed ai visitatori interessati a scoprire le nostre testimonianze millenarie.

Ilio Nencini

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