Toscana
Tuffi vietati sul lungomare per i liquami finiti in acqua
Arpat conferma la presenza di batteri nei prelievi fatti in zona Monte alla Rena Ordinanza di divieto di balneazione in un tratto. Domenici: «Precauzionale»
ROSIGNANO. A tre giorni di distanza dallo sversamento è arrivata ieri l’ordinanzadi divieto di balneazione sul lungomare Monte alla Rena. Un divieto legato al fatto che ieri mattina i risultati dei campionamenti effettuati martedì da Arpat sulle acque rosignanesi hanno chiaramente messo in evidenza che i valori di enterococchi intestinali superavano il limite consentito.
Arpat ha comunicato i risultati al Comune, che in tarda mattina ha deciso di istituire il divieto di balneazione.
«Ho fatto controllare i valori - dice l’assessore all’ambiente Valentina Domenici - e l’enterococco intestinale si attesta a 250m quando il limite consentito è 200». Domenici fa quindi notare che la presenza di questo batterio nelle acque davanti al lungomare Monte alla Rena è in effetti minimale. «Di solito - prosegue - quando ci sono acque sporche a causa di liquami questi valori schizzano a parametri oltre mille».
Fatto sta che lo sforamento c’è stato, il che significa che in quel materiale che nella notte fra lunedì e martedì si è riversato sulla spiaggia libera e lungo la passeggiata una parte di liquami era presente.
«Visto che, dice ancora Domenici -, anche se di poco, il valore è stato superato, abbiamo deciso di fare ordinanza cautelativa per vietare balneazione su un tratto molto ristretto del lungomare». L’ordinanza del sindaco prevede infatti l’interdizione dello specchio d’acqua che si estende per poco più di cento metri a nord dal fosso a fianco dello Scoglietto (che di fatto è quello esondato la notte dell’acquazzone). In pratica la balneazione è consentita a nord e sud della spiaggia libera, dove ci sono gli stabilimenti balneari, e in parte anche nell’arenile libero. La restrizione riguarda un fazzoletto di sabbia e mare a nord del fosso.
Il divieto permarrà, intanto, per due o tre giorni, giusto il tempo necessario per permettere ad Arpat di effettuare i nuovi campionamenti e analizzare le acque prelevate. «Abbiamo subito attivato - spiega Domenici - la procedura per far rifare analisi ad Arpat, è chiaro che ci vogliono altre 48 ore come minimo per sapere esito. Poi valuteremo il da farsi».
Domenici spiega anche che «questa volta rispetto all’anno scorso la gravità dell’evento è stata estremamente ridotta, perché le pompe non si sono bloccate, semplicemente si è verificato un fenomeno di troppo pieno e sono saltati alcuni tombini».
Quanto alla spiegazione di Asa (pubblicata ieri, ndr) che darebbe colpa a un condominio, l’assessore spiega che «ad oggi noi non abbiamo ricevuto risposta ufficiale da Asa, ho chiesto un incontro piuttosto urgente perché i rapporti istituzionali dovrebbero essere rispettati».
Anna Cecchini
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