Il Tirreno

Se la spiaggia è una barriera

Se la spiaggia è una barriera

San Vincenzo, una figlia con la madre disabile in carrozzina dimostrano che il mare nella zona del centro si rivela una zona è inaccessibile

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SAN VINCENZO. Laura Lucani e sua madre sono il nostro Caronte in questa traversata nei meandri di una giornata da cittadini di serie B. Laura ha 52 anni, è di Firenze e viene a San Vincenzo dal 1967. Sua madre, da un po’ di tempo, è costretta alla sedia a rotelle. «Mi piacerebbe farci montare qualcuno, qui sopra – ci dice Laura – oppure farlo venire al mio posto a spingere la carrozzina. Ci si riempie la bocca con la parità di diritti, ma a chi se la riempie farei vivere una giornata così. E tutto solo per stare un’ora o due al mare».

Laura sorride. Non è più neanche un sorriso amaro, dopo tanto tempo, ma ironico. Cerchiamo di sorridere come Laura e vi invitiamo a seguirci per vivere questa fantastica giornata. Soltanto, in fin dei conti, per stare un’ora o due con le gambe in un mare che vedremo solo da lontano e di cui fiuteremo solo l’odore.

Partiamo con la signora Laura e sua madre da via del Castelluccio, all’incirca all’incrocio con via Mazzini, e scendiamo giù. Le buche di un marciapiede stretto fanno sobbalzare sua madre sulla carrozzina. No, non si può. “Scendiamo”, dice Laura. Andiamo sulla strada e guardiamo bene che non arrivi nessuna macchina. Giungiamo così all’incrocio, all’altezza di via Fratelli Bandiera. Laura deve risalire sul marciapiede, girata di spalle: un piede fa leva per alzare la carrozzina e montare sul marciapiede. «Vedete – ci dice – Un piede sotto, si fa forza con le braccia per fare impennare un po’ la carrozzina e ci giriamo». Attraversiamo sulle strisce: stop. La carrozzina si incaglia letteralmente in una grossa buca. Per evitarla, c’è da andare fuori dalle strisce. Si arriva in fondo all’attraversamento pedonale.

VIDEO: via Castelluccio - via Matteotti

«E ora, come sempre, mi devo girare e fare gli stessi movimenti di prima con il piede e le braccia. Poi, quando saremo sopra il marciapiede, ci gireremo pian piano di faccia». Laura sale di spalle al marciapiede: se non lo facesse, la mamma cadrebbe. Ma ci vuole forza, non è così semplice come dirlo. Fra una buca e l’altra, una sconnessione e quella successiva, un incrocio e l’altro, arriviamo ad attraversare la strada all’altezza di via Regina Margherita. Esce un signore da un negozio di generi alimentari. «Oh! Meno male si muove qualcuno! – dice –. Anche l’altro giorno una signora anziana è inciampata nelle buche del marciapiede ed è andata all’ospedale. Questo marciapiede è una vergogna».

Attraversiamo dalle strisce per andare in via Matteotti. Anche qui c’è un piccolo scalino fra una metà e l’altra dell’attraversamento. C’è da girarsi di spalle e fare come prima. Le auto si fermano e ci fanno passare. L’operazione è lenta e difficile. Gli autisti ci scuseranno. Seconda tappa. Giunti in via Matteotti, ci accingiamo a percorrerla fino al Passaggino. L’intersezione all’altezza di via di Mezzo è in completa discesa, e Laura deve fare un bello sforzo per attraversare senza far andare giù in picchiata la carrozzina ed evitare di farle imitare una famosa scena del Potemkin, con la madre al posto del bebè. Eccoci, dopo altri scalini, al Passaggino.

Facciamo con Laura e sua madre la discesa (ardua, non c’è che dire) e dopo il breve tunnel ci troviamo dall’altra parte, in via della Misericordia, diretti verso Corso Italia. Qui, arriva la parte che fa retrocedere la mamma di Laura (e Laura con lei, ma anche un po’ noi) quasi in serie C.

VIDEO: via Matteotti - corso Italia

All’altezza dell’incrocio fra corso Italia e il Passaggino, Laura, fra avvallamenti del marciapiede, buche e quant’altro, si appresta ad attraversare. Ma c’è un problema: lo scalino dal marciapiede alla sede stradale è molto alto, e c’è bisogno di aiutarla. Dopo aver superato anche questo ostacolo, giungiamo lentamente e faticosamente all’altro capo della strada (dopo l’ennesimo scalino e la retromarcia consueta) e andiamo sul marciapiede di Corso Italia in direzione piazza Grandi (ex Kimera). Qui, a restringere lo spazio di movimento, ci sono anche i lampioncini con le panchinette sottostanti e la merce esposta all’esterno di alcuni negozi.

Passa un signore che spinge la moglie, in carrozzina: preferisce andare sulla ciclopista piuttosto che montare sul marciapiede. Dopo un po’, sbuchiamo in piazza Grandi. Davanti a noi, la visione surreale dell’improponibile (e crediamo difficilmente pensabile) piazzetta in fondo, sì con vista “Marinaio” di Talani, ma con salite e discese a guisa di montagna russa. Un’opera metafisica. De Chirico e le sue piazze sono una bazzecola, in confronto. Una chicca. Non montiamoci, per carità, è insidiosa anche per noi di serie A. Figuriamoci. Giriamo intorno, facciamo la ripida discesa verso l’area portuale (lentamente), passiamo dietro il negozio InCoop e ci troviamo davanti un bel cancello in legno con catenaccio e lucchetto. Niente da fare. Allora, visto che il nostro obiettivo è giungere in spiaggia, adesso che si fa? Si torna indietro.

VIDEO: corso Italia - Porto

Si fa la discesa di prima, ora diventata salita in stile Alpe d’Huez, si sbuca verso corso Italia e andiamo in via Elba. Oh! Qui si va bene: mattonelline rosse e sullo sfondo la spiaggia. Arriviamo vicini alla transenna d’acciaio che separa la strada dalla spiaggia e troviamo una ripida discesa. Dobbiamo aiutare Laura dal davanti, tenendo la carrozzina, in modo che la sua mamma non cada in avanti. Fatto. Alla nostra sinistra ci sono le scale, alla destra una discesina che pare a norma, alla fine della quale c’è un moncherino di passerella di due o tre metri. Come si arriva vicino al mare? Non si può. In via Sardegna è lo stesso discorso. «Il signore del bagno Nettuno – ci dice Laura – è stato il più gentile ed ha subito collocato la passerella sulla spiaggia». Sì, il titolare del “Nettuno” pare l’unico. Ma anche in tal caso, finché non si era presentata la signora Laura, la passerella non c’era. È troppo lasciarla lì, sempre? Poco più in là, su corso Italia, una signora sta portando in giro il marito in carrozzina e si fa fotografare, contenta che la situazione sia descritta e mostrando tutto il proprio disagio in un sorriso.

La signora Laura, evidentemente, vuole troppo. Eh beh, non si può chiedere perfino che si possa andare al mare in centro con una carrozzina. Ma figuriamoci, ci mancavano anche le carrozzine! Quindi, le è arrivato da varie persone un consiglio denso di saggezza: «Vada al bagno per disabili alla Conchiglia, l’hanno fatto apposta». Un suggerimento spiazzante. Cosa rispondere? «Perché devo prendere l’auto e andare alla Conchiglia se voglio andare in centro?». Ma, evidentemente, per molti, fatto lo stabilimento balneare a norma per i disabili alla Conchiglia, il problema è risolto. Non mettiamo le passerelle, mettiamo pure i cancelli agli ingressi della spiaggia con tanto di catena e lucchetto, tappezziamo le strade di ogni sorta di ostacoli. Che ce ne frega, a noi, cittadini di serie A, se il ghetto c’è già ed è alla Conchiglia? «Ma vada là, suvvia, c’è un bagno per disabili». Chissà quante volte le orecchie di Laura e di sua madre rimbomberanno con l’eco di queste parole.

I servizi, già, i servizi … In tutto questo, l’educazione civica resta per molti una materia importante per chi punta almeno all’Europa League. Ma è un peccato che in tal modo nessuno, ma proprio nessuno, in questo campionato vincerà mai lo scudetto o la Champions.

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