Il Tirreno

I senegalesi: «Un dialogo per l’integrazione»

I senegalesi: «Un dialogo per l’integrazione»

Tappetini chiusi in Viale Galliano, un rappresentante della comunità incontra gli organizzatori

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CECINA. Giallo, arancio, verde e rosso. I fili di cotone per far le trecce ai capelli restano raccolti nei gomitoli posati su una panchina. All’ombra di quei pini di viale Galliano che quotidianamente fanno da cornice al loro bazar estivo. È qui che si raduna un gruppo di venditori senegalesi. Del sit-in dei commercianti arriva solo l’eco delle voci trascinate dal vento di scirocco. Tranne uno. Attende la fine della manifestazione. Si avvicina a Enrico Vanni e si presenta. Il dialogo dato per impossibile avviene a margine del sit-in.

«Sulla legalità non si tratta». È questa la premessa alal disponibilità dei commercianti. «Se il modo per venirsi incontro è accettare un po’ di illegalità come compromesso allora il discorso si può chiudere qui». Insomma, Vanni mette subito le mani avanti. Al suo fianco c’è Umberto Chisci.

«Vivo qua da quattordici anni e ho sempre vissuto di lavori che i ragazzi italiani non vogliono più fare – dice il senegalese, che attualmente è operaio in un’azienda agricola –. E li ho fatti tutti legalmente». Che aggiunge: «Dobbiamo creare un ponte. Parlarci e conoscerci perché ci sono soluzioni possibili per una convivenza civile».

Sul lungomare di Marina e in viale Galliano non c’è traccia di bancarelle improvvisate. Ma oltre alla protesta in largo Cairoli a tenere lontano ci sono le spiagge e il mercato settimanale di Cecina. Il senegalese nella cornice della manifestazione rompe la monotonia del colore della pelle.

A dare manforte all’immigrato ci sono anche una donna e un ragazzo. Il pasionario dei commercianti, Enrico Vanni, lo ascolta. Registra l’appello, con qualche sottolineatura: «I diritti che vuoi tu li vogliono anche molti italiani che lottano con la povertà, che non è una questione di avere la pelle nera».

«Non mi sento povero – ribatte il senegalese –. La povertà non è la mancanza d denaro ma quando non si ha la possibilità di integrarsi nel territorio in cui si vive». E ancora: «Dobbiamo creare un rapporto tra di noi, un dialogo per capirci e conoscere le rispettive ragioni perché è qui che vogliamo poter vivere. Il tema della legalità non spetta a me, non è un mio compito».

@manolomorandini

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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