Attenzione
Un murale anticrisi così è nato l’affresco di Ercole
Il caso. Due committenti private hanno dato l’incarico al giovane cecinese: «Speriamo di allontanare i vandali»
CECINA. Un murale per combattere la crisi. Economica ma anche di valori come il rispetto per la città, per evitare che vengano imbrattati i muri con le solite scritte. A questo hanno pensato Caterina Calderone, consulente del lavoro con ufficio in piazza Guerrazzi, e i proprietari della farmacia Bertelli, Paola e Matteo Barbieri. È merito loro se Alessando Di Vicino Gaudio ha realizzato il murale inaugurato pochi giorni fa nella galleria Bertelli. “Ercole ha perso la testa” è una metafora del lavoro che non c’è e bisogna trovarselo, un messaggio sociale ispirato al monumento de “La maremma assetata” della piazza limitrofa. Un luogo di passaggio quotidiano per tante persone, che collega la zona pedonale con piazza della Libertà, dove arrivano auto e bus. «Abbiamo pensato che fosse un deterrente per scoraggiare i vandali che imbrattano i muri della galleria – spiega Caterina Calderone – qui il passaggio è un po’ buio, ci fanno quello che vogliono. Penso invece che i ragazzi non abbiano il coraggio di rovinare qualcosa che è stato creato da un coetaneo. Vorrei suggerire una soluzione simile per vicolo Bargilli e altri luoghi della città dove vengono fatte le scritte. Mi fa piacere che qualcuno ci ha detto “Cecina si sta berlinizzando”, come la grande capitale della Germania». La consulente del lavoro ha involontariamente promosso un incontro tra domanda e offerta in un settore come quello artistico, dove in Italia è difficile trovare occasioni di lavoro, e ancora di più in piccoli centri come Cecina. «Abbiamo avuto il suo contatto da Francesco Bozolo, che lo aveva conosciuto tramite l’ex assessore alla cultura Antonio Garigali, cui Alessandro si era rivolto per realizzare un murale – racconta – ci siamo incontrati e ha iniziato il lavoro». Una bella sfida accompagnata dagli apprezzamenti dei passanti, che per circa un mese si sono fermati a guardare l’artista al lavoro e a fargli domande. Il murale ha al centro un grande autoritratto che guarda i passanti sotto un ombrello, intorno una sorta di diluvio sotto un cielo grigio, spezzato da alcuni personaggi che si danno da fare - alcuni sono ritratti degli amici dell’artista e della fidanzata – con una pioggia colorata che lancia un messaggio di speranza. «Prima di questo dipinto i muri erano un’indecenza – dice Paola Barbieri – abbiamo cancellato le scritte ma sono state rifatte. Così ci siamo rivolte al Comune per trovare una soluzione. Abbiamo scoperto che il suolo e il soffitto sono pubblici mentre le pareti sono private. Dunque abbiamo chiesto il permesso di farci un’opera e ci è stato accordato. Peraltro l’artista non ha chiesto soldi ma noi abbiamo voluto dargli comunque un compenso per il suo lavoro».
Federica Lessi
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
