La protesta
Postali in assemblea per conoscere il futuro dell’azienda
CECINA. I dipendenti di Poste italiane di Cecina, Castagneto, Bibbona e Donoratico, riuniti in assemblea all’ufficio baricentrico di via Borsi, hanno messo le mani avanti. Preoccupati dal rincorrersi...
CECINA. I dipendenti di Poste italiane di Cecina, Castagneto, Bibbona e Donoratico, riuniti in assemblea all’ufficio baricentrico di via Borsi, hanno messo le mani avanti. Preoccupati dal rincorrersi dalle voci che rimbalzano sui media e che accendono una serie di ipotesi circa il nuovo corso delle poste. L’azienda sta per cambiare pelle per la terza volta nella sua storia.
Ci saranno esuberi? Quale servizio universale, gli uffici postali e i portalettere, avranno il compito di garantire? Saranno colmati i ritardi che lo stesso nuovo Ad Caio ha pubblicamente denunciato circa il sistema della logistica e del recapito pacchi? Con quali investimenti? Quali saranno le effettive e concrete ricadute sui lavoratori postali dell’annunciata offerta al mercato delle azioni di Poste Spa per la bella fetta del 40%? Queste le domande con cui i segretari provinciali di Cgil e Cisl, Giuseppe Luongo e Rosaria Stefani, hanno introdotto una riflessione chiedendo un contributo ai numerosi dipendenti presenti. Domande che, a seconda delle risposte che avranno, segneranno un interesse che va oltre quelli di una categoria produttiva e da molti anni, complessivamente, in attivo.
In tempi di vacche magre, caratterizzati dalla chiusura di un numero impressionante di attività e di imprese. Le organizzazioni sindacali della categoria hanno posto qualche problema in anticipo per i postali che rappresentano: vorrebbero che fossero considerati come persone che lavorano e non come semplici pedine da spostare da un ufficio all’altro di pari passo con le emergenze, e non accettano un dimensionamento del personale unilaterale che segna sempre un’eccedenza, mentre si fa fatica a garantire uno standard di qualità accettabile e sopportabile.
Vorrebbero anche che si tenesse conto dell’alto numero di part-time. Un accenno da Luongo al fisco, per il quale ci si augura di emulare i virtuosismi di Francia e Germania, che permetterebbero un recupero tra i 50 e gli 80 miliardi di euro l'anno, necessari a rilanciare una politica industriale che da decenni manca all’Italia. E gli effetti della legge Fornero.
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