Sicurezza
«Non siamo banditi» La Donati si difende dopo il sequestro
GABBRO. L’accusa è di discarica abusiva, ma i vertici della Donati vogliono precisare che la questione non sta proprio in questi termini. Dopo che i carabinieri del Noe di Grosseto, nei giorni scorsi,...
GABBRO. L’accusa è di discarica abusiva, ma i vertici della Donati vogliono precisare che la questione non sta proprio in questi termini. Dopo che i carabinieri del Noe di Grosseto, nei giorni scorsi, hanno posto sotto sequestro un piazzale adiacente alla sede dell’azienda sui colli di Gabbro, la Donati ci tiene a spiegare che sull’area (oltre 100 metri quadrati), non erano accumulati rifiuti nel senso vero e proprio «ma cocciame di laterizio, ossia scarti della lavorazione inerente la nostra attività». A parlare è Massimo Tinucci, responsabile commerciale della Donati, che aggiunge come effettivamente «questi scarti erano stati accumulati in quantità maggiore del consentito nel triennio 2010-2011-2012, periodo durante il quale abbiamo cominciato a fare prove di produzione con terra presa in varie zone».
Tinucci sottolinea come la vicenda risalga dell’indagine di polizia provinciale e Arpat risalga a un paio di anni fa (anche se il sequestro è avvenuto solo da pochi giorni)e precisa anche che l’azienda, «già nella primavera dell’anno scorso ha presentato alla Provincia un piano di smaltimento della durata di due anni e sta provvedendo a eliminare quegli scarti accumulati sul piazzale, tanto che una metà sono già stati smaltiti». Tra l’altro Tinucci fa sapere che la Donati ha già preso contatti con i propri legali, per presentare ricorso contro l’istanza di sequestro.
Il responsabile commerciale dell’azienda interviene anche sui controlli che Arpat e polizia provinciale stanno facendo in questi giorni ai materiali usati per il ripristino ambientale della cava di Staggiano (nel territorio di Collesalvetti, a l confine con Rosignano). «Si tratta di terra e rocce da scavo - spiega Tinucci - , che vengono portate da specifiche aziende con tanto di certificazione, non viene usato alcun formulario perché si tratta di materiali predefiniti. Arpat all’inizio aveva fatto controlli e dato l’ok, adesso si tratta semplicemente di verifiche in corso d’opera».
Quanto alla situazione occupazione all’interno della Donati, Tinucci precisa che dei 73 dipendenti totali (tra le sedi di Gabbro e Campo, nel Pisano) adesso sono al lavoro in 46, mentre gli altri sono in mobilità. «Se davvero riusciremo ad aprire la cava al Gozzone - termina Tinucci - potremo riassumerne la maggioranza».
Anna Cecchini
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