Lutto
Pronto soccorso in affanno Lippi: «Spostiamo i medici»
Il sindaco all’incontro col comitato Pro Ospedale: «Trasferiamoli dall’entroterra alla costa E noi possiamo trovare l’alloggio». Tinti accusa: «Prima ci remava contro, ora chiede collaborazione»
CECINA. Il pronto soccorso è in affanno d’estate, ed anche adesso gira male perché decine di migliaia di turisti arrivano dall’entroterra. Bene, lancia la sua proposta il sindaco Lippi, spostiamo quei medici dall’entroterra ai pronto soccorso della costa, dove stanno adesso non servono a nessuno, gli troveremo noi l’alloggio. E’ un Lippi a tutto tondo quello che parla di sanità, mercoledì, all’incontro con il comitato Pro Ospedale (erano presenti Don Reno e Alessandro Tinti).
Il comitato ha strappato una visita guidata al nuovo reparto di terapia intensiva dell’ospedale (ex Utic), nei limiti del possibile per non disturbare i pazienti, anche alla presenza dei capigruppo in consiglio comunale e di una delegazione dello stesso comitato. Più un incontro pubblico con il direttore generale Eugenio Porfido per discutere dell’ospedale di Cecina con la cittadinanza. Lippi parla di collaborazione con il comitato per prefiggersi obiettivi comuni, ma Alessandro Tinti dal canto suo non la fa così facile. “Si è vero – afferma Tinti – ci ha chiesto collaborazione e noi abbiamo avanzato le nostre proposte. Certo va detto che quando Lippi era segretario della federazione del Pd livornese ci ha remato contro, e che adesso come sindaco ha cambiato strategia. Dal canto nostro andremo avanti per la nostra strada, che è quella di non svilire l’ospedale a un grande pronto soccorso, ma di lasciare che rimanga un presidio di secondo livello. L’abbiamo ripetuto fino allo sfinimento: sono sei anni che manca un piano socio sanitario e più di dieci anni che manca un Pal. Tutto questo è ingiustificabile”, chiude polemicamente Tinti, ricordando che solo un punto su dieci di quelli presentati dal comitato si è realizzato. Difficile dire se sarà possibile una comunione di intenti. Sul versante Lippi c’è da sottolineare che oltre a quanto detto dal neo sindaco sul potenziamento dei reparti (maternità, ortopedia, chirurgia e abbattimento delle liste di attesa) ci sono anche altre novità. Per il sindaco il tutto va inquadrato in una grande rete strategica, quella dell’area vasta. Ritornando a premere sui rapporti con i medici di base, che devono diventare l’ossatura del sistema sanitario. “C’è inoltre da ripensare - afferma Lippi - alla compensazione con l’ospedale di Pisa. La sanità livornese non può rimborsare tutti gli interventi, dico quelli a bassa intensità, a Pisa. Faccio l’esempio banale di chi va ad operarsi lì di appendicite. Altrimenti si indeboliscono i presidi locali, come Cecina”. A ognuno il suo quindi, e che Pisa faccia il centro di eccellenza per la medio ed alta intensità. “Servirà – afferma il sindaco - una riflessione complessiva tra Bassa Val di Cecina e Val di Cornia per fare sistema, bisognerà trovare un fronte comune. Un fronte comune che tutti dovremmo avere – ripete - in un discorso di area vasta, dove i medici della clinica universitaria dovranno venire a far servizio sul territorio, come quelli dell’azienda sanitaria.
La costruzione del nuovo ospedale di Livorno? Se come sembra non si farà, ci saranno maggiori risorse da spendere anche qui da noi, nei distretti socio-sanitari e nelle case della salute. Vorrei dire comunque che non è che non esiste un Pal: come è sempre stato detto, ci sono molti protocolli e intese approvate all’unanimità dai consigli comunali di tutti Comuni della Bassa Val di Cecina, che in seguito sono stati vagliati e approvati dalla commissione regionale sulla sanità. Quello che ci serve è protocollare seguendo un unico filone d’intenti, cosa che darà origine alla formalizzazione del Piano attuativo locale”. Un quadro forse un po’ troppo ottimistico per un Lippi che come il suo predecessore dovrà fare i conti con il largo consenso che il comitato Pro Ospedale ha sempre avuto. Intanto giovedì 3 luglio c’è stato l’incontro con i sindaci della Val di Cecina, nel quale è stato condiviso l’esigenza di ricostituire il coordinamento dei sindaci e ripartire con l’attività della Società della salute.
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