Sicurezza
Giramondo per lavoro fa le pizze a Wellington
La storia di “Adri” Somigli, da San Vincenzo alla Nuova Zelanda passando per mille mestieri
SAN VINCENZO. A volte c’è chi nel mondo del lavoro, qui in Italia e dalle nostre parti, si è trovato talmente male che decide di andarsene. E magari i cattivi trattamenti e i bassi stipendi, uniti alla curiosità che qualcuno possiede delle cose del mondo, possono dare l’input per andare all’avventura all’estero, magari lontano, molto lontano, dove fare esperienza. E’ la storia del 23enne sanvincenzino Adriano “Adri” Somigli, in giro per il mondo da alcuni anni, senza pausa. Una storia di quelle da raccontare. Un giovanissimo ragazzo che sceglie di andarsene per non esser più mantenuto dai genitori, per non avere paghe misere come qui in Italia, per conoscere le lingue e il mondo. Una scelta coraggiosa, tanto più che non si tratta di studio o perfezionamenti accademici, ma di inquietudine intellettuale e desiderio di autonomia e indipendenza per crearsi un futuro: Adri ha fatto il lavapiatti e ora fa il pizzaiolo, mestiere che ha imparato in Oceania. Lo contattiamo mentre si trova a Wellington, a migliaia di km di distanza, in Nuova Zelanda, dove vive ormai da 8 mesi (prima ad Auckland e da due mesi, appunto, a Wellington) e dove resterà, a detta sua, almeno altri tre. Ha vissuto e lavorato, dal novembre 2012 al maggio 2013, in Australia, prima di ripartire per la Nuova Zelanda. Adri è ha il diploma di perito meccanico e conosce bene l’inglese. In Nuova Zelanda lavora da pizzaiolo. Differenze fra l’universo lavorativo dell’Oceania e l’Italia? Molte. Forse troppe. E non positive per il nostro Bel Paese.
«Mi auguro di tornare in Italia – dice Adri - Ho iniziato a lavorare come pizzaiolo qui in Nuova Zelanda, e volendo credo di poter trovare un lavoro simile anche in Italia».
Adri, ci racconti qualche tua esperienza negativa sul mondo lavorativo?
«Così, su due piedi, mi viene in mente di quando iniziai la mia prima stagione da bagnino a San Vincenzo, a 17 anni. Lavoravo per la piscina di un hotel, e ne ero l’unico responsabile. Oltre alla sorveglianza dovevo anche gestire i valori di ph e cloro, pulire, spazzare, affittare cuffie e occhialini e addirittura vendere gelati. Il tutto, ovviamente, per 400 euro mensili (circa 5 ore di lavoro al giorno), tutto a nero. Non è che il lavoro fosse particolarmente stressante, anche se in effetti facevo tutto tranne che il bagnino; ma la paga, in proporzione alle ore fatte, era ridicola (mi ricordo che feci un calcolo: ero sui 4 euro l’ora). E la cosa più brutta è che avevo 17 anni, alla prime esperienze di lavoro. Non credo che una proposta così possa essere accettata da altri che non siano ragazzini che vogliono metter da parte due soldi per l’estate».
Qual è la differenza fra il mondo lavorativo italico e quello straniero, in base alle tue esperienze?
«Il mondo del lavoro, qui, funziona molto diversamente. C’è molta più flessibilità e semplicità: posso essere assunto anche per 3 soli giorni, basta essere in regola con il visto di lavoro, avere un conto bancario e un codice delle tasse (Ird in Nuova Zelanda, Tfn in Australia) per essere pagati regolarmente. Oltretutto la paga settimanale è utilissima, ti consente di avere molti più soldi e possibilità fin dal primo stipendio, senza dover aspettare un mese o più come succede in Italia. Gli stipendi sono mediamente più alti: io, per esempio, sono assunto come pizzaiolo (mestiere che ho imparato qui in Nuova Zelanda) e ho una paga di 17,5 dollari l’ora, 15 dollari netti e 2,5 dollari di tasse. In una settimana, facendo 40 ore, riesco ad avere intorno ai 600 dollari, equivalenti a 400 euro circa. Ciò mi permette agevolmente di risparmiare qualcosa e di vivere da solo, senza dover dipendere dai miei genitori come in Italia. In Australia prendevo 17 dollari l’ora per fare il lavapiatti, ossia circa 11 euro, con trattenute in busta paga assai minori e lo stipendio settimanale.
Cosa si dovrebbe fare in Italia affinché i giovani potessero davvero pensare ad un futuro di lavoro tutelato e giustamente pagato?
«Molto semplicemente, andrebbero fatte rispettare le regole che già ci sono, e si dovrebbe denunciare sempre quando queste regole non vengono fatte valere. Di più, Adri, non ci può concedere: il tempo è prezioso, e c’è da conoscere il mondo, aprire la mente, vivere esperienze formative, per poi un giorno tornare qua».
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