Il Tirreno

Quei soldati col mitra spianato cui offrimmo due fiaschi di vino

Quei soldati col mitra spianato cui offrimmo due fiaschi di vino

Alfredo Piasentini ricorda l’arrivo degli americani Aveva 16 anni nel 1944: la paura sotto le bombe

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ROSIGNANO. Aveva sedici anni Alfredo Piasentini quando gli americani liberarono la città. Rosignanese, oggi residente a Padova, ci regala una preziosa testimonianza di quegli anni. Ricordi misti a dolore, sofferenza. Istantanee di dettagli ancora impressi negli occhi e nella mente. «Ricordo ancora - scrive Piasentini - il giorno 11 maggio 1944 quando arrivò agli abitanti delle strade Via Nazario Sauro, Via del Fante e Via Giovanni Fattori una lettera dell'OrtsKommandantur di Rosignano Marittimo e controfirmata dal commissario prefettizio, dove si obbligano gli stessi a sgomberare sollecitamente le proprie abitazioni non oltre il 22 maggio 1944».

«Sembra - racconta al presente - che abbiano l'intenzione di utilizzare le stesse erigendo delle fortificazioni antistanti alla spiaggia;frattanto pongono delle mine sul crocevia tra via del Fante e Giovanni Fattori. La cosa è preoccupante giacché queste abitazioni sono distanti da noi di pochi metri . La mia abitazione, all'epoca, era una villetta dove adesso è dislocato il bar pasticceria Chucchiara. Il 14 giugno la nostra strada, l'attuale Via Berlinguer è colpita da un violento bombardamento dei soliti aerei da caccia nel pomeriggio. La nostra famiglia riuscì a trovare una sistemazione presso una famiglia di contadini, i fratelli Manzi, una delle sue figlie era stata alunna di nostra madre. Essi erano mezzadri della tenuta Berti-Mantellassi, alle pendici di Rosignano Marittimo poche centinaia di metri dal cimitero».

Piasentini continua il suo racconto: «Notiamo però che il movimento di automezzi sulla strada comunale, che passa di fianco alla casa, è scarso e si svolge solo di notte, di giorno notiamo invece il passaggio di piccoli gruppi delle famigerate SS su carri agricoli condotti da buoi carichi di paglia. Dinanzi a questi scenari il capoccia Manzi non si sente tranquillo dice che la cosa non e di buon segno. Infatti, pochi giorni dopo, una sera si presenta alla casa un gruppetto di tre o quattro SS ed esige un carro e due buoi. Papà, il fratello più giovane dell'anziano Manzi, ed io, usciamo frettolosamente da una finestra posteriore nascondendoci all'interno di un canneto distante una ventina di metri della casa. Il Manzi più vecchio frattanto cerca d'impietosire i tedeschi spiegando che le bestie servono per il lavoro e sono tutto per un contadino offre del vino, per tutta risposta uno dei tedeschi gli punta il mitra sul petto un altro si prende il vino e due grossi pani ,sentiamo gli urli di paura delle donne frattanto gli altri due entrano nella stalla si prendano due buoi senza il carro e riprendono il loro movimento». «La sera successiva il 2 luglio sentimmo una forte sparatoria che ci fece fare una nuova fuga verso il canneto.Venimmo a sapere poi, poco dopo l'arrivo degli americani, che a un podere chiamato Saracino, non tanto distante da noi, le SS avevano ucciso senza alcun motivo sette persone. Nelle primissime ore della mattina successiva, sentiamo in direzione Sud dalla vicina frazione di Vada un suono festoso di campane intuiamo che qualcosa di positivo sia avvenuto. E' proprio in questo giorno, il 3 luglio 1944, che per noi tutti, grandi e piccini avviene il fatto più clamoroso ed emozionante di questa guerra; mi è rimasto talmente impresso nella mia memoria, che il raccontarlo mi dà la sensazione addirittura di vedere lo svolgersi di un film. Mentre le donne preparavano una piccola colazione a base di latte e pane io, papà e i due fratelli Manzi eravamo seduti davanti alla stalla; questa era prospiciente alla grande aia circondata da una siepe di canne, a un tratto tutto il lato ovest della siepe crolla e simultaneamente spuntano da dietro soldati che vengono avanti lentamente con le armi spianate. Per effetto del sole non distinguiamo bene i loro tratti, il capoccia Manzi comincia a urlare"scappiamo sono ritornati i tedeschi "mio padre si alza fa dei passi avanti e con voce concitata, ricordo ancora oggi la sua la frase " sono americani l'ho riconosciuti ho fatto la Guerra con loro in Francia nel '17". Avvicinatisi, uno di loro, si rivolse a noi domandando, in un italiano con una cadenza siciliana-inglesizzata"quando sono passati gli ultimi tedeschi?". Il gruppo di soldati si ferma al pozzo per bere noi eravamo confusi eccitati, l'anziano Manzi entra in casa e ritorna con due fiaschi di vino che offre agli americani ridendo e piangendo. Anche papà rientra in casa e poco dopo esce con tutte le medaglie appese al petto,gli si avvicina il soldato chiedendo che medaglie erano e papà spiegò che le aveva ricevute, durante la prima guerra mondiale sul fronte francese» La resistenza dei tedeschi e la durezza dei combattimenti fu talmente forte che il giornale delle truppe americane, "The Stars and Stripes" pubblicò u servizio in apertura una servizio dal fronte intitolato "Rosignano è stata una piccola Cassino". Con l'avanzarsi del fronte oltre Castiglioncello fino alla presa della città di Livorno e le sponde del fiume Arno, iniziò lentamente il ritorno alle nostre abitazioni, gli incontri tra i conoscenti erano commoventi, un continuo abbracciarsi con le lacrime agli occhi e finalmente una mattina, era il 16 luglio Domenica, Don Ezio fece sentire dopo tante traversie il suono delle campane che annunciavano la messa. Ritornavamo a una vita più tranquilla e con speranze per il futuro».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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di Redazione web