Sicurezza
Le minoranze si dividono sul programma di Lippi
In Consiglio comunale Barabino all’attacco boccia il documento della giunta ma tovaniani e 5Stelle si astengono. I retroscena della nomina di vicepresidente
CECINA. La vicenda della carica di vicepresidente del consiglio comunale è di quelle paradossali. Tutti la evitano, nessuno la vuole. Il pentastellato Stefano Antonini è stato eletto ieri sera ma in pratica è già dimissionario. «Meglio – afferma Antonini - che al mio posto arrivi una persona che conosce bene Cecina. Per quanto io ci viva da 5 anni, sono estraneo a certe dinamiche. La mia figura sarebbe stata utile nel caso avessimo vinto le elezioni, e avessimo avuto a disposizione uno staff con cui lavorare».
Il retroscena. A sostituirlo sarà Giorgio Bonari del Movimento 5 Stelle, 42 anni, medico del 118 a Piombino. Ma allora com’è nata l’idea di farsi eleggere vicepresidente? «Se devo dire la verità – afferma Antonini – era una carica che nessuno voleva. Me l’hanno proposta e ho accettato». Antonini presenterà le sue dimissioni formali nei primi giorni della prossima settimana. Ma mai tanta repulsione si era vista per una poltrona che una volta si riteneva di prestigio. Il primo a rifiutarla nettamente è stato il forzista Paolo Barabino. Barabino, che nei giorni scorsi anche a mezzo stampa aveva chiesto la presidenza del consiglio comunale, come onore delle armi ma anche come segno di distensione a margine di una campagna elettorale senza esclusione di colpi, si era visto rifiutare la carica che la maggioranza del Partito Democratico si è tenuta per sé, eleggendo Luigi Valori.
Il no di Barabino. Barabino avrebbe voluto la presidenza «come gesto innovativo per un sindaco che fa del rinnovamento la sua bandiera. A noi – ha affermato – non interessa la vicepresidenza. È un ruolo di fatto simbolico che non ha poteri di controllo e garanzia. Per questo come gesto di dissenso politico ci asterremo dalle votazioni per il presidente ed il vicepresidente del consiglio comunale».
Le “due” minoranze. In parole povere quello che dice Barabino è che se cali l’asso pigliatutto, poi non dovresti lamentarti di una opposizione molto dura. Barabino l’ha detto forte e chiaro che non si sarebbe accontentato delle briciole. Poi, all’ultimo punto dell’ordine del giorno, c’era l’approvazione delle linee programmatiche della nuova giunta, illustrate dal sindaco Lippi in una lunga disanima. I dieci consiglieri del Pd hanno votato compatti per l’approvazione, i tre forzisti capeggiati da Paolo Barabino hanno votato contro. Sorpresa invece per gli altri tre consiglieri di minoranza, Gasperini, Tovani e Antonini che sulle linee programmatiche per i prossimi cinque anni si sono astenuti.
Un nuovo vice. Il neo sindaco Lippi si era lanciato in un lungo resoconto del suo programma elettorale, partendo da sanità e riorganizzazione della macchina comunale. Probabilmente al prossimo consiglio si dovrà eleggere nuovamente un vicepresidente. Dando per scontato il niet di Barabino, la partita si giocherà tra il nuovo pentastellato e successore di Antonini e la lista Tovani, anche se è probabile che sarà il primo a uscirne vincitore.
Marco Cacci
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