Sicurezza
Bayahibe, ecco la versione del progettista
San Vincenzo, l’avvocato Giovanni Marconi: «Non si è in presenza di un ecomostro»
SAN VINCENZO. Abuso edilizio e violazione del Codice della navigazione per l’abusiva occupazione del demanio marittimo. Queste le ipotesi di reato su cui indaga la Procura di Livorno in merito alla vicenda dello stabilimento balneare Bayahibe, in costruzione da anni a San Vincenzo. Caso su cui interviene il difensore del geometra Gherardo Zanette, l’avvocato Giovanni Marconi, a nome del proprio assistito: «Non si è in presenza ne di un “ecomostro” ne di una collusione con la Pubblica amministrazione».
Il geometra Zanette in veste di progettista dello stabilimento e direttore dei lavori è tra gli indagati, insieme al dirigente comunale Andrea Filippi e alla Acquachiara Snc (con Greta Gerli socio amministratore ed i soci Juri Ciaponi e Juan Manuel Cecchini). Gli avvisi di garanzia sono giunti a seguito dei sigilli apposti dai carabinieri della locale stazione, su mandato della Procura stessa, decretanti il sequestro preventivo di buona parte del manufatto di 300 metri quadri di superficie parzialmente costruito sulla spiaggia adiacente il fosso delle Prigioni.
Marconi puntualizza che la violazione contestata non attiene all’assenza della concessione edilizia o alla totale difformità dell’opera rispetto a quella concessionata. «La variante che il Tar ha annullato non incide ne sui parametri urbanistici – precisa l’avvocato –, ne sulle volumetrie, ne sulla superficie dell’immobile; ma consiste unicamente nell’avere autorizzato un’altezza superiore di 30 centimetri rispetto al Piano particolareggiato della spiaggia adottato dal Comune nel 2006. La questione dell’altezza è comunque tuttora sub iudice. Infatti la sentenza del Tar motiva che “la quota da prendersi come riferimento è quella del percorso pedonale” che all’attualità non esiste e dunque potrà essere calcolata solo quando il piano verrà realizzato». E sottolinea: «Trattasi di controversia che non lede alcun interesse pubblico». E ancora: «Il Tribunale amministrativo ha respinto la domanda di annullamento della concessione ritenendola pienamente legittima ad eccezione della variante autorizzata dalla Soprintendenza in punto di altezza che dovrà essere conformata al piano pedonale non ancora realizzato. Dunque non si è in presenza ne di un “ecomostro” ne di una collusione con la Pubblica amministrazione. Per inciso la società proprietaria del bagno non ha ricavato dalla “variante” alcun vantaggio sia in termini di volumetria che di superficie».
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