Sicurezza
Vuoi un lavoro stagionale? No grazie
San Vincenzo, la difficile ricerca di personale da parte dei ristoratori: «C’è poca voglia di sporcarsi le mani»
SAN VINCENZO. «Vuoi lavorare?», chiede Paolo Favilli, titolare della Vineria Etrusca, in corso Italia, a San Vincenzo. «No, grazie», la risposta che spesso riceve. «Ti porto il curriculum, ma vorrei diverse sere libere». «Facciamo un colloquio? No, ci ho ripensato». Così l’imprenditore racconta la sua ricerca a vuoto di personale. «Fra i giovani italiani – sentenzia – c’è poca voglia di sporcarsi le mani a fare il cameriere, il lavapiatti o l’aiuto cuoco». E l’istantanea di Favilli fotografa le difficoltà del momento di varie aziende sanvincenzine, già a stagione estiva iniziata, per trovare personale adeguato ai profili richiesti. Non c’è stata una gran corsa al posto stagionale, pare chiaro. Lo si evince dai racconti di vari imprenditori locali. Storie, tuttavia, non univoche. Da una parte, c’è ancora chi si può permettere di rifiutare un lavoro e chi lo vorrebbe ma dimostra scarsa professionalità. In alcuni casi gli stranieri (comunitari ed extracomunitari) si dimostrano più disposti a svolgere i cosiddetti “lavori umili” rispetto agli italiani, ma in altri casi ci sono giovani italici che si sono rimboccati le maniche. Emerge da tutte le voci la scarsa formazione, specie degli italiani.
Il luogo comune secondo cui gli stranieri ruberebbero il lavoro agli italiani si rivela grottesco: molti lavori di fatica, gli italiani non li vogliono fare. Altro smacco per il popolo italico: non conosciamo le lingue, non abbiamo avuto formazioni specifiche, non sappiamo da dove partire. Gli stranieri, poi, le lingue le conoscono e, salvo eccezioni, sanno dove metter le mani. «Sto cercando da quasi due mesi – dice Paolo Favilli – del personale per sala e cucina. Ho diffuso annunci ovunque, raccolto molti curricula e fatto colloqui. Alcuni non si sono presentati ai colloqui; altri si sono poi presentati a lavoro e hanno dimostrato scarsa formazione e poca professionalità». E aggiunge: «In un’occasione, un genitore è stato tutto il tempo fuori dal locale a guardare la figlia lavorare, per poi dirmi che non se la sentiva di farla affaticare così. Quindi niente lavoro, malgrado la giovane volesse restare. I sanvincenzini? Non si è presentato quasi nessuno. Per contro, sono venuti a chiedere lavoro ultraquarantenni appena licenziati o in cassa integrazione. Non avendo formazione, non sapevano da che parte rifarsi. Oggi, anche per fare il cameriere, non basta saper portare i piatti ai tavoli».
La situazione non è circoscritta ad uno o due locali, ma è diffusa. E ce lo dimostrano altri imprenditori locali, seppur con esperienze diverse da quella di Favilli. Uno di questi è Fulvietto Pierangelini, gestore del ristorante Il Bucaniere e figlio del grande chef Fulvio. «È vero, la voglia di lavorare, in genere, fra gli italiani non pare molta – dice Pierangelini –. Tanti si sono presentati con l’acqua alla gola per aver perso il lavoro. La scarsa formazione e la poca professionalità sono un problema, e gli stranieri conoscono le lingue meglio di noi. Ce l’ho fatta a completare il personale, ma da soli due giorni. Solo pochi si sono offerti, perlopiù li ho cercati io. Di sanvincenzini pochi, e senza arte né parte».
La contitolare dello Zanzibar Margherita Prisco ha avuto buone esperienze con gli italiani, ma maggior difficoltà a cercare personale, quest’anno, rispetto al passato. «Confermo la scarsa professionalità e la poca formazione in generale – dice Prisco –, ma soprattutto il grande gap rispetto agli stranieri circa la conoscenza delle lingue. Devo dire che in questi anni, nel mio locale, ho avuto felici esperienze con gli italiani. È vero che quest’anno è stato difficile ed ho accatastato centinaia di curricula che non avevano i profili adeguati. Il barman lo abbiamo appena trovato. Si sono presentati in tanti di età avanzata, disperati per aver perso il lavoro. I corsi d’orientamento, come nel resto d’Europa, sarebbero utili».
Il titolare del Number One Francesco Girgenti racconta, invece, una realtà diversa: i giovani italiani si sono rimboccati le maniche e s’impegnano molto, ma è vero che professionalità e formazione scarseggiano. «Professionalità, formazione e conoscenza delle lingue scarseggiano – dice Girgenti –. È difficile trovare persone con profili lavorativi adeguati. Con gli attuali costi del lavoro, dobbiamo assumere personale qualificato, non ci possiamo permettere molti errori. Ho appena trovato un pizzaiolo, dopo molte ricerche. La situazione con gli italiani è cambiata: qualche anno fa ti chiedevano subito le sere libere. Oggi, forse perché le risorse familiari scarseggiano, i giovani si sono rimboccati le maniche. Ho molti italiani fra i dipendenti, prima non era così». I sanvincenzini? «Si sono presentati, ma in genere hanno scarsa professionalità. Si sono presentate molte persone di una certa età che avevano appena perso il lavoro, ed è un fenomeno più frequente rispetto agli anni scorsi».
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