Il Tirreno

Caso Bayahibe, indagati soci e tecnici

di Paolo Federighi
Caso Bayahibe, indagati soci e tecnici

San Vincenzo: la Procura di Livorno procede nell’inchiesta dopo i sigilli alla struttura di via del Tirreno

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SAN VINCENZO. Il fulmine giudiziario arriva in piena stagione balneare. Scuote le stanze del Comune di San Vincenzo e non solo. E si annuncia con la notifica degli atti relativi al sequestro preventivo dello stabilimento balneare Bayahibe, in costruzione da anni sull’arenile di San Vincenzo, all’altezza di via del Tirreno. A mettere i sigilli sono stati i carabinieri della locale stazione su mandato della Procura alcuni giorni fa. Dopo anni di sentenze amministrative, la vicenda registra un salto di qualità sfociando in ipotesi di reato di carattere penale.

Gli indagati. Risultano nel registro degli indagati (l’ipotesi di reato è legata a violazioni delle norme urbanistiche) il dirigente comunale dell’area servizi per il territorio Andrea Filippi, il progettista dello stabilimento e direttore dei lavori Gherardo Zanette e la società Acquachiara Snc, che è titolare della struttura, costituita dal socio amministratore Greta Gerli e dai soci Juri Ciaponi e Juan Manuel Cecchini. A Filippi, in particolare, viene contestata l’ipotesi di “concorso in reato” (articolo 110 del codice penale). E il dirigente ha già chiesto all’ente locale il patrocinio legale.

La vicenda. Una vicenda nata male, quella dello stabilimento Bayahibe. Tutto iniziò nel 2002, allorché la società Acquachiara vinse un regolare bando di gara comunale per la realizzazione e gestione di uno stabilimento balneare. I lavori iniziarono nel 2008, e subito dopo vi furono i primi ricorsi dei cittadini che abitavano o possedevano appartamenti nel condominio Belmare, i quali all’improvviso si videro privati della vista sul mare dall’ostacolo rappresentato dal nascente stabilimento balneare. Dal 2008 ad oggi la vicenda si è consumata quasi esclusivamente nei tribunali: da una parte i proprietari degli appartamenti e dall’altra un gruppo di giovani che avendo vinto un bando hanno investito nell’attività che intendono portare avanti (oltre al bar in funzione e alla concessione demaniale, anche il ristorante, adesso sequestrato).

Il reato ipotizzato. Qual è il reato ipotizzato dalla Procura di Livorno? In pratica, che siano proseguiti i lavori allo stabilimento nonostante il Tar li avesse sospesi. Sulla circostanza i ricorrenti del condominio Belmare fecero un esposto alla Procura corredato da materiale fotografico.

I protagonisti. Insieme alla società Acquachiara, nel resistere ai ricorsi amministrativi, ci sono stati il Comune di San Vincenzo e la Soprintendenza di Pisa. Ma il Tribunale amministrativo regionale della Toscana ha dato ragione ai ricorrenti del condominio Belmare in varie occasioni, l’ultima un mese fa. Ma in questa de cennale vicenda hanno perso tutti. E, in ultima istanza, soprattutto il turismo e l’immagine di San Vincenzo. Una soluzione al caso era stata tentata dai condòmini : un compromesso che prevedeva la costruzione del manufatto in legno, con superfici assai minori delle attuali (da 300 metri quadri a 100). Una soluzione che, nonostante la mediazione di Alessandro Bandini (ora sindaco e allora assessore all’urbanistica), la società non ha accettato.

Con l’apertura del fronte penale per quanti anni il paese e i turisti dovranno vedere il manufatto lì, non terminato e inutilizzabile per buona parte? Il dubbio, che è quasi certezza, è che potrebbero essere molti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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