Sicurezza
Tre garanti per scegliere il nuovo segretario
L’incarico affidato a Massimo Marini, Mario Carugi e Vincenzo Argentieri Nelle prossime due settimane sonderanno i 70 componenti dell’assemblea
CECINA. Due settimane di consultazioni tra garanti e assemblea comunale per trovare una lista di nomi papabili per sostituire Benedetto Roventini alla guida del Partito Democratico cecinese. È l’una di notte di giovedì quando, nella sezione Guido Rossa, Stefano Lessi presenta la sua mozione che scioglierà il nodo dell’elezione del nuovo segretario comunale. Poco prima Samuele Lippi, nel suo lungo discorso, aveva precisato che non ci sarà una seconda occasione per il Pd cecinese di riallacciare i rapporti con i cittadini. Adesso i tre garanti dell’assemblea comunale, Massimo Marini, Mario Carugi e Vincenzo Argentieri, come da mozione Lessi, passata tra qualche malumore, hanno l’incarico di consultare nelle prossime due settimane tutti i 70 componenti dell’assemblea comunale, che dovranno fornire tre nomi, secondo loro di tutto rispetto, per traghettare il partito. C’è quindi chi potrà chiedere pure un triumvirato, ipotizzano alcuni. Ma l’obiettivo finale rimane quello di andare alla prossima assemblea del primo luglio con una rosa di nomi tra i quali scegliere il nuovo segretario.
Nel frattempo Benedetto Roventini rimarrà segretario dimissionario, facente funzioni dunque, anche se mettendo le mani avanti annuncia: «Non ho nessuna intenzione di prendere decisioni in questo lasso di tempo». Su di lui pesa ancora il documento di sfiducia, che non è stato ritirato dai firmatari nonostante Lippi e Marini abbiano chiesto un gesto di buona volontà per ricompattare il partito. A fine serata raggiungiamo Nicola Imbroglia, uno dei firmatari della sfiducia, mentre se ne sta andando: allora Imbroglia, ma che è successo? Riceviamo un “no comment” per tutta risposta. Ma dalla sua faccia non traspare soddisfazione.
La serata era iniziata bene. I partecipanti all’assemblea sembravano pervasi da un nuovo livello di cordialità rispetto a martedì. Sorrisi larghi e strette di mano. Ma di certo, a un occhio attento, era evidente la mancanza dei cosiddetti renziani della prima ora del Laboratorio Democratico, impegnati in una loro riunione, spiegherà Francesco Conti poi, che precisa di avere la tessera del Pd e di non aver firmato il documento che chiedeva le dimissioni di Roventini «perché sarebbe stato opportuno chiedere quelle di tutti i dirigenti del partito».
Era stato lo stesso Lessi a inizio serata a dire: «Vogliamo andare davvero ad una conta? Che il nuovo nasca dal vecchio, e da un partito lacerato? Il congresso non è dietro le porte, prendiamoci due, tre mesi di tregua». Poi, dopo una scia interminabile di interventi, ha preso la parola Massimo Marini: «Nel 2004 Pacini fu eletto con 10.800 voti. Dieci anni dopo ci ritroviamo con la metà. Abbiamo perso voti al ritmo di 500 l’anno. Cercare nella congiuntura attuale il problema non è realistico. Certo bisogna cambiare, trovare un rapporto di dialettica con l’amministrazione che non è né schiacciarsi sulle sue posizioni, né contrastarla, ma di dialogo e confronto. Bisogna mandare nuovi messaggi alla città. E avere il buonsenso di fare atti simbolici di buona volontà, come ritirare il documento». Niente da fare.
Poi la mozione Lessi all’una di notte. Secondo Imbroglia mancherebbe anche il numero legale per votarla. Ma non si oppone e la mozione passa a larga maggioranza. Adesso è tutto nelle mani dei tre garanti, che dovranno trovare una sintesi per scongiurare del tutto l’ipotesi commissariamento.
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