Sicurezza
Da animatore a 007 in cattedra alla Sapienza
Persone. Federico Pinto, cecinese di 40 anni, collabora con il criminologo Francesco Bruno. A settembre sarà in tv come esperto di delitti su Channel 24
CECINA. Da animatore nei villaggi a esperto di tecnologie investigative, da commerciante di elettrodomestici a fornitore specializzato di strumentazioni per la sorveglianza ed esperto in metodologie di intercettazione, dal diploma alberghiero ed essere il relatore di un master universitario – insieme al criminologo Francesco Bruno - alla Sapienza di Roma. Quest’ultimo evento, svolto lo scorso 6 giugno, rappresenta solo l’ultimo atto della vicenda curiosa e avvincente di Federico Pinto: 40 anni, cecinese, titolare del negozio Giomi, in via Aurelia sud a Cecina, da qualche anno ribattezzato “Tecnologia investigativa”. Tutto merito della passione per l’elettronica, coltivata da autodidatta fin da ragazzino. Passione che lo ha portato a realizzare un commercio di nicchia - «in Italia – afferma - siamo cinque o sei» - che richiede notevoli competenze tecniche, ma anche conoscenze in ambito normativo, soprattutto per quanto concerne la legge sulla privacy e i relativi risvolti penali.
Raccontiamo questa storia cominciando dalla fine, dalla partecipazione al master universitario: come è nata?
«Da qualche mese curo una rubrica sul mensile “Delitti e Misteri”, di cui è direttore scientifico Francesco Bruno, il famoso criminologo che spesso compare anche in tv. Alla Sapienza ha una cattedra ed è uno dei docenti del Master interfacoltà in Scienze forensi. È stato lui a chiamarmi. In Italia si contano sulla dita di una mano gli esperti di questo tipo di tecnologie. Non è un tipo di commercio comune, bisogna anche intendersene. La tecnologia in questo settore progredisce in maniera molto veloce, in molti casi si tratta di apparecchiature molto sofisticate. La rivista ha diffusione nazionale e tratta casi di cronaca, soprattutto delitti, recenti o del passato. Ampio spazio è dedicato agli errori giudiziari. Nella mia rubrica parlo, da un punto di vista tecnico, delle tecnologie applicate alle indagini».
Alla Sapienza di cosa ha parlato?
«Era una lezione su “Criminologia, investigazione, security, intelligence”. Il mio intervento riguardava “l’intercettazione elettronica in campo investigativo”. È stato emozionante, non avrei mai pensato di parlare a una platea di studenti universitari».
Da quanto si occupa di tecnologie investigative?
«Da circa dieci anni, ma la passione per l’elettronica l’ho sempre avuta. Mi sono diplomato all’alberghiero e per un po’ ho fatto l’animatore in strutture turistiche. Poi la mia mamma con l’età ha avuto bisogno di supporto nell’impresa di famiglia: il negozio di elettrodomestici “Giomi” che esiste da circa 40 anni. E così l’ho affiancata in negozio».
Che però ha completamente cambiato…
«In gran parte sì. Amici e conoscenti, sapendo della mia passione per l’elettronica mi chiedevano sempre più di frequente prodotti per l’ascolto a distanza, le cosiddette cimici, o strumenti per la rilevazione di microfoni o microcamere. Negli ultimi anni la richiesta di questi prodotti è fortemente aumentata. Forse è sintomo dei tempi, ci fidiamo sempre meno di chi ci sta intorno, anche di persone familiari».
Che tipo di apparecchiature commercia?
«Localizzatori GPS, software da applicare sul proprio cellulare da utilizzare come anti-stalking o controllo minori, microtelecamere, strumenti per le intercettazioni audio».
Quali sono i limiti che impone la legge per questo tipo di apparecchiature?
«È una linea molto sottile. Il commercio di queste apparecchiature è consentito, ma tutto dipende dall’uso che se ne fa. Chi ne risponde è l’utilizzatore finale. Una cosa è se utilizzi la telecamera per sorvegliare il figlio neonato nella culla, altra cosa se filmi a loro insaputa il vicino di casa fastidioso o la moglie che sospetti di tradimento. Io dico sempre ai miei clienti quali sono i vincoli stabiliti dalla legge».
Chi sono i suoi clienti e per quali motivi si rivolgono a lei?
«Privati cittadini e diverse agenzie investigative di tutta Italia. Naturalmente io non chiedo al cliente l’utilizzo che farà dell’apparecchiatura. Ma da quello che intuisco posso dire che i casi più frequenti sono quelli che riguardano dubbi su comportamenti non idonei delle badanti, conflitti sul luogo di lavoro, controllo dei figli adolescenti e, naturalmente, il classico sospetto di tradimento».
Ma non è l’unico settore col quale ha ottenuto importanti riconoscimenti…
«Nel 2009 ho vinto un concorso nazionale come “Inventore dell’anno” per la realizzazione di una calzatura Gps; mi valse una collaborazione, per un periodo, con la rivista “Fare elettronica”. Qualche anno prima ero rientrato nei primi sette classificati in un altro concorso nazionale per inventori al quale mi presentai con un robot che riproduceva i movimenti facciali umani. La rivista Focus mi dedicò un articolo. Ho scritto un libro uscito nel 2008 su “Come costruirsi un robot” edito da Sandit. A settembre, poi, dovrebbe partire una trasmissione televisiva su Channel 24, emittente del digitale terrestre, un nuovo format sempre su casi di delitti».
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